“Kattiva” è una canzone che accende una riflessione sul viaggio che l’anima deve compiere nel tentativo di autodeterminarsi-autentica in questa esistenza: liberandosi per fiorire, alleggerendosi per splendere, prendendo le distanze dal marciscente, e lasciando ciò che va lasciato, per affermare il proprio e imprescindibile volo di libertà.

Roberta Giallo: “Così come al decantato avanzamento tecnologico non corrisponde un avanzamento morale, con una certa indomita convinzione sento di poter affermare che la cattiveria-furiosa non potrebbe essere il giusto antidoto per salvare il mondo, né me stessa. Fossi stata più kattiva, sarei stata ad oggi più felice? Credo proprio di no.  Immaginandolo per gioco, vedo che sarebbe stato  ingiusto, infruttuoso, e tremendo: mi sarei persino abbruttita, condannandomi all’aridità di una non-fioritura perpetua. Se la cattiveria non serve, utile semmai può essere l’esperienza, che tuttavia passa per la tappa obbligata dell’ingenuità. E devo dire che oggi vado riscoprendo negli ‘errori  dell’ingenuità’ dei portali d’accesso alla conoscenza profonda di sé, proprio quella che ci porta a vivere le cose senza parafulmini, con l’entusiasmo rivelatore di ogni prima volta. In un sistema-mondo che produce sopraffazione, guerre, continue mistificazioni, l’impegno al perseguimento delle virtù, la ricerca e il lavorio amorevole della propria personalità originale, credo siano un vero atto rivoluzionario, e persino la strada verso la contentezza. Visto che ci siamo, e che abbiamo bisogno di fatti e concretezze, vi rivelo un altro desiderio concreto: sogno un mondo musicale più equo e virtuoso, dove sempre più uomini cantino le nostre canzoni, interpretandole con bravura e passione, proprio come noi donne abbiamo fatto con loro, portandole spesso al grande successo.”