La band art-rock londinese guidata dalla frontwoman Sophie Harris presenta l’atteso debutto con ‘Johnny’s Dreamworld’, il disco in arrivo l’1 maggio, il culmine del percorso di Modern Woman dai primi ed intimi progetti di scrittura di Harris ad una band in grado di fondere post-punk, avanguardia e folk tradizionale in una forza live di dinamica ed originalità. L’album esplora la strana poesia nascosta nell’ordinario, mentre i testi di Harris, intrisi di dettagli letterari ed atmosfere cinematografiche, traggono ispirazione dal fascino per il lato oscuro della quotidianità e per le contraddizioni della femminilità.
Harris spiega: “un tema fondamentale che ho sempre desiderato in Modern Woman è l’idea di elementi contrastanti, di tenero/aspro, rumoroso/silenzioso, grintoso/raffinato. Lo stile di ognuno di noi attinge da un crogiuolo di influenze, che si uniscono per dare vita a qualcosa di nuovo”.
Questa interazione definisce il sound dell’album, delicato in un momento, crudo e selvaggio in quello successivo. Strati di violino e sassofono si estendono su una base di batteria e basso propulsivi, creando qualcosa di altrettanto metodico e volatile. I testi di Harris rimangono radicati nell’esperienza femminile: “trovo interessante esplorare il lato più crudo della femminilità, spesso nascosto; le relazioni adolescenziali, le complessità delle fissazioni e dell’ossessione femminile”, continua.
Il sound di Modern Woman è il frutto di una lavoro di anni di affinamento creativo. La band si è formata quando Harris ha incontrato il violinista e compositore David Denyer, che ha portato il suo background nelle composizioni, aggiungendo un tocco sperimentale e strutturato. Con l’aggiunta di Juan Brint-Gutiérrez al basso e al sax ed Adam Blackhurst alla batteria, I quattro hanno forgiato uno stile che valorizza i contrasti.
Il produttore Joel Burton ha contribuito a canalizzare l’intensità delle performance della band in un suono al tempo stesso ricco ed imprevedibile.
Nel complesso, ‘Johnny’s Dreamworld’ è un collage tenero e provocatorio di toni e prospettive mutevoli, di logica onirica, di fantasia ed esperienze vissute, guidato dalla voce di Harris, espressiva, incantatoria e curiosa, plasmata da una profonda ammirazione per artiste come Björk, Sinéad O’Connor e Cat Power.
La title-track, in apertura del disco, è guidata dalle sinuose linee di basso di Brint-Gutiérrez e dai groove mutevoli di Blackhurst, plasmando l’energia ritmica e surreale dell’intero album. ‘Nepture Girl’ esplora la moralità attraverso la lente dell’infanzia, cosa significa essere buoni o cattivi prima ancora di comprendere il significato di queste parole. “Questo brano è nato dall’immagine di quando abitavo in Inghilterra giocando per strada con un amico, che è poi salito in paradiso. Ho sempre pensato che il paradiso fosse da qualche parte vicino a Nettuno”. Musicalmente, la traccia è nostalgica ma inquieta e riecheggia il disagio del passaggio all’età adulta, tipico di film dei primi anni 2000 come ‘My Summer Of Love’, dove il bagliore adolescenziale nasconde un sottofondo di ansia.
‘Offerings’, già apparso sull’ep ‘Dogs Fighting in My Dream’, è qui in una nuova veste. “Volevamo alzare la posta in gioco” afferma Harris. “Joel ha davvero seguito questo compito, si può percepire il cambiamento di dinamica, di tensione, e il tutto è stato realizzato attraverso il suo personalissimo stile di produzione”.
In ‘Killing A Dog’ la band cattura il confine instabile tra il mondo urbano e quello naturale. Il brano si rifà ad autori come Alice Munro, Algernon Blackwood e Max Porter, che descrivono esperienze in modo viscerale. Le parti d’archi di Denyer, sia elaborate su nastro che eseguite dal vivo, combinate con le composizioni di Burton per violoncello e fiati, creano qualcosa di delicato, oscuro e teso, in contrasto con la semplicità del basso e della batteria. Il brano vede inoltre la partecipazione di Nathan Pigott al sax e Kirke Gross al violoncello.
‘Daniel’, una delle canzoni più vecchie di Modern Woman, è stata scritta nel Galles del Nord mentre la band campeggiava nei pressi di un lago che Sophie aveva visitato da bambina. Scarno e intimo, il brano, registrato dal vivo, offre un respiro tranquillo tra momenti più graffianti del disco.
‘Fork / Heart’ immagina una casa come un luogo in cui i oggetti e storie hanno una vita propria, una pulsazione, come se fossero vivi. Altrove, la batteria di Blackhurst e il basso di Denyer creano una tensione sotterranea in ‘Blessed Day’, mentre il sax di Brint-Gutiérrez oscilla tra leggerezza ed aggressività. ‘Dashboard Mary’ cattura la caduta che segue una sensazione di fuga, una narrazione che si dipana gradualmente verso un climax estatico. ”Questa è una canzone che volevo scrivere come un film. Volevo affrontare la sensazione del ‘mattino dopo’ e le decisioni prese durante quel momento di euforia la sera prima”.
Il brano in chiusura, ‘The Garden’, rivisita una delle prime composizioni di Harris, una lenta meditazione simile a un canto funebre, ispirata da una giovane Giovanna d’Arco che sente delle voci nel suo giardino. L’organo a pompa di Denyer contribuisce a rendere l’atmosfera sacra e spettrale.
Con base a Londra, Modern Woman si delinea sin dagli inizi come il progetto compositivo di Sophie Harris. Laureata in letteratura, inizia ad esibirsi da solista nelle serate di spoken word. “Avevo un’idea precisa della direzione che volevo dare al progetto e sapevo che non sarebbe stato possible senza una band al completo, che fosse in grado di mantenere la tenerezza ed il lirismo della musica folk, pur fondendoli con elementi sperimentali e bizzarri” afferma Harris.
L’incontro con David Denyer, compositore anglo-tedesco-armeno, porta a sperimentare una vasta gamma di violini, sintetizzatori, effetti e percussioni fatti in casa, tra cui un tavolo di legno malconcio con uno scolapasta di metallo inchiodato e resti frastagliati di piatti che venivano sballottati durante i loro concerti. In aggiunta, il bassista madrileno e sassofonista Juan Brint Gutiérrez, subito seguito dal virtuoso batterista Adam Blackhurst. La musica di Modern Woman ruota attorno alla scrittura di Harris, ma esplora una vasta gamma di sonorità che attingono al loro melting pot di influenze, dal post-punk e folk anni ’60 al free jazz e al noise.
Fin dal primo momento, la band si è guadagnata una solida reputazione grazie a performance che sfumano i confini tra poesia e rumore, dominando i palchi di End of the Road, Latitude, The Great Escape e Green Man. Harris, laureata in letteratura, scrive con la precisione di un romanziere e l’urgenza di una performer, mentre Denyer, Brint Gutiérrez e Blackhurst portano in scena l’intensità della composizione moderna con un background jazz e punk.
In arrivo l’1 maggio su etichetta One Little Independent Records, ‘Johnny’s Dreamworld’ consolida Modern Woman come una delle nuove voci più distintive del Regno Unito, una band che esplora con intelligenza e determinazione il rapporto tra bellezza e brutalità.





