“Slovenia”, in uscita il 17 aprile, è il nuovo singolo dei filospada, secondo brano che anticipa il loro prossimo album “Il linguaggio dei serpenti”, in uscita il 15 maggio per Bradipo Dischi, e realizzato con il contributo di Nuovo Imaie.
In “Slovenia” filospada proseguono nel percorso aperto con “Mr Maniaco”: estetica lo-fi, un’attitudine slacker e un’impronta punk, qui portate dentro un brano molto tagliente, attraversato da una tensione scura e lineare. Se lì l’asse del racconto era il corpo, l’esposizione individuale, qui emerge una dinamica di sfruttamento più ampia.
Il brano si presenta come una riflessione che, partendo dagli orsi e passando per i camerieri, scivola verso una critica più ampia all’intero sistema capitalistico. “Il brano nasce da una riflessione su un evento di cronaca circa un orso in Trentino. L’osservazione è partita dagli orsi come categoria sfruttata per estendersi ad altre figure ugualmente sfruttate come per esempio i camerieri, perché poi peraltro sono un cameriere”, spiega meglio Filippo Spada, frontman della band e autore del testo.
Camminando verso “Il linguaggio dei serpenti”, filospada continuano la loro muta: si evolvono, cambiano pelle, ma mantengono un’identità precisa, unendo l’ironico al viscerale in un album che indaga ciò che provoca disagio e che viene respinto perché troppo scomodo da accettare.
FILOSPADA nasce a Milano come progetto solista di Filippo Spada, inizialmente radicato in una scrittura cantautorale ruvida e istintiva capace di mescolare ironia, disagio e immagini spiazzanti. Con il tempo si consolida in una band stabile grazie all’ingresso di Jacopo De Donà alla batteria ed Emanuele Malfatti al basso: un’evoluzione naturale che trasforma l’urgenza individuale in una dimensione più compatta e collettiva. Dopo i primi singoli del 2022, nel 2023 esce il debutto Gli ultimi 4 disastri, inserito da Rockit tra i 50 migliori dischi italiani della prima metà dell’anno, un lavoro che racconta la fine dell’adolescenza con uno sguardo insieme disincantato e malinconico. Negli anni successivi la dimensione live diventa centrale e il suono si fa più coeso, mantenendo uno spirito fortemente slacker e un’attitudine lo-fi che non è posa ma scelta precisa. Con il secondo album Il linguaggio dei serpenti la scrittura si fa più esposta e consapevole, attraversando tensioni più scure e un surrealismo narrativo che scava dentro dolore, lutto e sessualità senza perdere una leggerezza obliqua.





