Laura Misch torna con il suo attesissimo album, ‘Lithic’, in arrivo il 5 giugno per One Little Independent Records. La pubblicazione precede il suo più grande evento da headliner ad oggi, in programma al Barbican di Londra il 3 luglio.
‘Lithic’ è una caverna nata da emozioni e forze elementari. Suoni e pensieri esistenziali riecheggiano tra i suoi abissi e una storia antica aleggia nella pietra. E’ fratturata dal tempo, erosa dagli agenti atmosferici e risvegliata da voce, corpo e respiro. Ripercorre le origini primordiali del suono, riportando alla luce una musica evocata dalle profondità della terra e dalle parti più oscure di noi stessi.
L’acclamato album di debutto di Laura Misch – sassofonista, produttrice e cantautrice di Londra – ‘Sample The Sky’ si libra in alto tra nuvole di suono, seguito dal gemello acustico ‘Sample The Earth’, reinventato e rinato tra le radici del suono. Ispirato a pietra, acqua, fulmini e vento, ‘Lithic’ viaggia attraverso il tempo, nelle oscure profondità della psiche, all’alba di una nuova Età della Pietra sonora.
Nell’ultimo decennio, la pratica artistica di Misch si è evoluta in senso ecologico, esplorando la relazione dinamica e complessa tra esseri umani, ambiente, suono e il non umano. I suo primi progetti, ‘Playground’ e ‘Lonely City’, si ispiravano agli ambienti costruiti che la circondavano e a un senso di disconnessione, dando vita a paesaggi sonori urbani creati tra le quattro mura del suo studio-camera da letto. I suoi lavori più recenti, invece, hanno sviluppato una relazione simbiotica con gli elementi del suo ambiente.
‘Lithic’ nasce da un periodo di ascolto, sperimentazione e raccolta di suoni in grotte, cave, pozze rocciose e lungo le coste. I suoi elementi stratificati intrecciano registrazioni sul campo col sassofono, voce, elettronica, archi, percussioni e droni, in un ecosistema sonoro vivo e pulsante. La pietra e l’ardesia colpite formano i ritmi distintivi del disco, con campionamenti tratti dalle Musical Stones of Skiddaw nei brani ‘Scrolls’ e ‘Kairos’: un litofono di pietra di 180 anni si fonde con l’elettronica pulsante e un sax in loop, mentre la voce di Misch si muove delicatamente tra suoni naturali ed artificiali.
Gli idrofoni catturano le tumultuose texture del mare, costituendo la base di ‘Siren’, dove un martellante ‘rave neolitico’ erompe tra le maree del canto ammaliante di Misch. I tremori rimbombanti delle registrazioni dei geofoni dimorano tra le basse frequenze del disco, mentre gli archi si gonfiano e si affievoliscono tra confini morbidi e duri. Al suo interno, Misch si erge sia da tramite che da direttore d’orchestra, evocando antenati di pietra ed invitando a un dialogo tra umano e non umano. ‘Lithic’ oscilla tra movimento ed immobilità, atmosfera e ritmo, antico e contemporaneo.
Concepito nell’arco di tre mesi, dall’autunno all’arrivo dell’inverno, ‘Lithic’ ha iniziato a prendere forma in Cornovaglia, dove Misch ha praticato l’ecoacustica e utilizzato la teecnologia per ampliare la sua capacità di udire e catturare suoni che esistono al di là dell’orecchio umano. Le formazioni rocciose delle suggestive coste e dei paesaggi della contea sono diventate fondamentali per l’album, fungendo da ‘amplificatori del suono’, con il sassofono che rimbalza tra cave e grotte abbandonate dall’uomo e fungono da camera di riverbero.
Le improvvisazioni al sax sono state ulteriormente plasmate nello studio Old Carpet Factory sull’isola greca di Hydra, dove Misch ha trascorso due giorni a registrar tra forti e turbolenti venti provenienti dal Mar Egeo circostante. Le finestre dello studio spalancate, i mobili dello studio che vibravano creando percussioni di sottofondo spontanee, una sinfonia di raffiche impetuose, il vento come collaboratore.
A Londra si sono svolte diverse sessioni con i musicisti che hanno contribuito alla realizzazione dell’album: Thomas Fournil dell’Idrisi Ensemble all’organo partitivo e alle sonorità ipnotiche di una sinfonia, l’arpa eterea di Marysia Osu, le pulsazioni neolitiche di una grancassa ‘bombo leguero’ in pelle di capra suonata da Matt Davies, Katt Newlon al violoncello risonante e il pianoforte malinconico di Alfa Mist. L’ultimo capitolo della scrittura e della registrazione del disco si è concluso nel deserto dei ciottoli di Dungeness, dove Misch ha trascorso tre settimane da sola tra gli infiniti orizzonti di ghiaia, un modo appropriato per “chiudere il ciclo del rock”. E’ stata in questa solitudine invernale che ha scritto il testo di ‘Shell’, un’ode alla ricerca di un rifugio, una canzone cruda e tenera, ridotta all’essenziale: voce e musica. ‘Lithic’ è stato co-prodotto e mixato da Misch e Matt Karmil a Berlino e perfezionato nella sua forma finale attraveso l’utilizzo di registratori a nastro.
Le basi concettuali dell’album traggono ispirazione dalle pratiche di ascolto profondo, dall’ecoacustica e dalla geologia. Ispirato da artisti e pensatori come Barbara Hepworth, Pauline Oliveros, Annea Lockwood, l’ecopsicoterapeuta e autrice ‘Weathering’ Ruth Allen e dagli scritti di David Haskell sulle origini e sull’evoluzione del suono, ‘Lithic’ considera il suono stesso come un materiale antico, qualcosa che può plasmarsi e trasformarsi nel tempo, E’ un disco profondamente al femminile, che traccia i contorni ruvidi e morbidi dell’invecchiamento: i segni del tempo incise su un volto, le fratture consumate in una parte rocciosa.
La ricerca di un’alternativa al ritmo frenetico dell’industria musicale e il forte esaurimento emotivo causato dall’intenso tour del disco di debutto hanno spinto Misch a un cambiamento radicale nel suo approccio con la musica, ridefinendo il suo rapporto con essa per esplorare un modo più sostenibile di creare, riunirsi, ascoltare ed essere. Questo ha portato a un ‘tour lento’ in collaborazione con la produttrice creative Philippa Neels in cinque città europee, ciascuna seguita da una giornata di workshop dedicati alla lentezza e al suono, ispirati alla pratica del Deep Listening di Oliveros. Questi incontri, che hanno riunito persone provenienti da diverse discipline, sono diventati uno spazio per conversazioni condivise su burnout, equilibrio, ascolto collettivo e stato del mondo, temi che permeano l’ultimo lavoro di Misch.
‘Lithic’ è definito come “della natura della pietra o ad esso relative”. Si possono udire gli elementi che l’hanno scolpito, modificato, percepire il peso della sua esistenza come una pietra nel palmo della mano o il peso di un sassolino in tasca. Richiama le fratture consumate dal tempo delle formazioni rocciose e le line spezzate sui volti erosi. Racchiude dolore e speranza, oscilla tra malinconia ed euforia, un paradosso di emozioni di fronte alla crisi ecologica. Serve a ricordarci la nostra vitalità e offre la musica come atto comunitario, un portale per la riflessione, per riconnettersi in un momento di frattura. ‘Lithic’ invita ad adagiarti insieme alle sue trame, a viaggiare nel tempo profondo ed ascoltare con la massima intensità.





