Se n’è andato come avrebbe voluto, come ogni grande artista che lascia un segno indelebile, professionale e umano. Ci ha lasciato mentre, insieme ai suoi ragazzi, stava facendo ciò che ha amato per tutta la vita: suonare la sua batteria.

Gianni Cazzola, autentico mito del jazz italiano, ha salutato il suo pubblico durante quello che è stato il suo ultimo concerto. Un addio che resterà non soltanto nella storia della musica, ma soprattutto nella mente e nel cuore di chi gli ha voluto bene. E sono davvero tanti: appassionati dello swing, musicisti, amici e semplici estimatori che hanno avuto il privilegio di incontrare un uomo straordinario.

Gianni era molto più di un grande batterista. Era una persona sempre disponibile, dal cuore d’oro, capace di mettere tutti a proprio agio con la semplicità e l’umiltà che appartengono solo ai grandi artisti. Non ha mai smesso di regalare sorrisi, parole gentili e musica, fino all’ultimo istante della sua vita.

Nato nel 1938 a San Giovanni in Persiceto, si avvicina alla batteria fin da giovanissimo e, a soli diciannove anni, inizia la sua carriera professionale entrando nella formazione del grande chitarrista Franco Cerri. Poco dopo entra a far parte del leggendario Quintetto Basso-Valdambrini, formazione che ha scritto pagine fondamentali del jazz italiano. Nel corso della sua lunghissima carriera ha collaborato con alcuni dei più grandi nomi della scena jazz internazionale: da Chet Baker a Gerry Mulligan, da Dexter Gordon a Lee Konitz, da Sarah Vaughan a Billie Holiday, contribuendo a portare il jazz italiano ai massimi livelli.

Negli anni ha fondato l’Italian Repertory Quartet, ha collaborato stabilmente con il trio di Dado Moroni e ha calcato i palcoscenici dei più prestigiosi festival jazz nazionali e internazionali. La sua arte non si è fermata al jazz: ha lasciato il proprio segno anche nella musica italiana, partecipando, tra le altre cose, ad alcune storiche incisioni di Mina, come “Grande, grande, grande” ed “E penso a te”. Una carriera lunga quasi settant’anni, vissuta sempre con la stessa passione e lo stesso amore per la musica.

Gianni Cazzola è stato definito da molti “un pezzo di storia del jazz italiano”. Ma chi lo ha conosciuto sa che è stato molto di più: un maestro generoso, un amico sincero, un uomo elegante nei modi e nell’animo.

Forse non esiste modo più bello per un musicista di lasciare questo mondo: con le bacchette tra le mani, circondato dall’affetto dei suoi musicisti e immerso nelle note che hanno accompagnato ogni giorno della sua vita. Il suo ultimo concerto diventa così il più intenso dei saluti, il gesto finale di un artista che ha scelto inconsapevolmente di vivere e di andarsene esattamente come ha sempre fatto: regalando musica.

Ciao Gianni. Il tuo swing continuerà a risuonare nei club, nei teatri, nei dischi e nei ricordi di chi ti ha amato. Le tue bacchette si sono fermate, ma il ritmo che hai donato al mondo non smetterà mai di battere. Ci mancherai immensamente.

Massimo Passera