Si avvicina sempre di più la prima data della quarantunesima edizione del Verucchio Music Festival, promosso dal Comune di Verucchio con la direzione artistica curata da Ponderosa Music & Art, che come tutti gli anni avrà luogo nel centro storico del suggestivo borgo romagnolo, con gli appuntamenti “live” ospitati come di consueto in piazza Battaglini.

Dopo il successo del tour invernale per i 25 anni di “Rospo”, tornano live i Quintorigo e John De Leo, artisti che incarnano quello spirito volutamente dissidente e ante litteram, la migliore sintesi tra pop, rock, classica e jazz che si possa desiderare.

In scaletta, oltre a estratti da “Rospo” e “Grigio”, i due album storici che hanno segnato una tappa fondamentale dell’alternative italiano, anche brani tratti da “In cattività”, terzo album dei Quintorigo, forse quello che più ha giocato con l’emulazione di pattern elettronici. Sul palco, la formazione originale: John De Leo, Valentino Bianchi, Gionata Costa, Andrea Costa e Stefano Ricci.

Come dice Stefano Ricci: “Sul palco di Verucchio porteremo un riassunto dei nostri primi tre album: Rospo, Grigio e In cattività. In Romagna siamo cresciuti. Prima di Sanremo, i primi concerti li abbiamo fatti qui in Riviera, in certi locali del riminese anche se alcuni di questi locali non esistono più. Siamo certi andrà bene”.

“Torniamo Rospi, per citare il disco che facemmo 25 anni fa. Ho avuto l’idea di ricontattare i miei amici e la cosa sta funzionando. Arriviamo anche al Verucchio Festival, siamo felici di poterci esibire in questo contesto“, aggiunge John De Leo.

Giocare e ridere con la musica e con le canzoni è un’impresa facile per Elio e la sua band di giovanissimi virtuosi.

Dopo il grande successo di “Ci vuole orecchio”, si divertono ora ad esplorare e reinventare quell’immenso repertorio seriamente comico ai confini tra canto e disincanto che, soprattutto intorno agli anni’60, ha percorso la musica, la canzone, il cabaret ed il teatro italiano: da Fo a Gaber, da Jannacci a Cochi e Renato, da Flaiano a Marcello Marchesi a tantissimi altri.

Secondo il regista, Giorgio Gallione, “Quando un musicista ride” è una esplorazione giocosa e “piena di beiragionamenti”in un mondo musicale e in un repertorio teatrale e poetico ricchissimo, ironico, inusuale e fantasioso che intornoagli anni ‘60 ha percorso la canzone, la tv,il cabaret e il teatro italiano e di cui ancora oggi sipercepiscono gli echi vitali.

C’è un filo rosso, labile ma idealmente fortissimo in quell’ondata di creatività. Una voglia e un’esigenza comune di molti artisti, musicisti e performer di rompere gli schemi, di inventare nuovistili e forme del narrare, alla ricerca di un linguaggio più libero e originale, anticonformista contro la comicità prevedibile e carica di clichè. Comicità che ricorda anche ad artisti come Jannacci, Gaber Villaggio che erano seriamente comici, che hanno usato la risata, l’ironia e il nonsense come strumento dello spirito di negazione, del pensiero divergente che distrugge il vecchio e prepara al nuovo.

La musica è sempre stata la chiave di tutto. Jake ed Elwood potevano essere i frontman indiscussi dello spettacolo, per sottolineare l’intensità di questo genere senza tempo hanno però riunito la formazione più feroce tosta di blues mai assemblata fino ad ora.

Questi erano gli uomini dietro Roberta Flack, Blood Sweat and Tears, Paul McCartney, Frank Zappa, Dr. John, Paul Simon e la SNL Band, solo per citarne alcuni. Da allora, questi musicisti sono emersi come una potente entità a pieno titolo e, sebbene la programmazione lo renda difficile, hanno suonato insieme sporadicamente negli ultimi trent’anni.

Dalla sua riorganizzazione nel 1988, la “Original” Blues Brothers Band si è esibita trionfalmente in locali internazionali grandi e piccoli, suonando come headliner nella maggior parte dei festival jazz e blues in tutta Europa: la Fiera di Nîmes in Francia, il North Sea Jazz Festival nei Paesi Bassi, il Pistoia Blues Festival e il Montreux Jazz Festival in Svizzera, suonando davanti a un pubblico di circa 60.000 persone in un’unica esibizione.

Dopo la conclusione del tour nei club, prosegue il viaggio live in cui gli Eugenio in Via Di Gioia con “L’amore è tutto – Summer Tour 2025” ripercorrendo i brani più amati del loro repertorio e dando vita alle canzoni del nuovo disco “L’amore è tutto”.

Il nuovo album è fatto di esperienze quotidiane stratificate, registrate e lasciate fluire, fatto di pranzi in studio, di passeggiate, gelati e chiacchierate. Fatto di persone che entrano e persone che escono. Fuori dal controllo e dentro la realtà , questo album è stato una bottiglia con dentro un messaggio nel mare, poi un bicchiere mezzo pieno, poi un bicchiere mezzo vuoto, uno specchio appannato, piano piano sono comparse delle scritte fatte con le dita, uno scarabocchio che si evolve in disegno.

È un disco pieno d’amore, non nella forma ma nella sostanza, non tanto nel cosa viene detto ma piuttosto nel come è ciclicamente diventato. Un progetto che racconta quello che si ascolta e che è servito agli Eugenio in Via Di Gioia per esprimere, amore, gioia, piacere ma anche disagio, insofferenza.

Questo tour è un nuovo viaggio pieno di energia contagiosa, una festa collettiva fatta di leggerezza, spensieratezza ma anche di riflessione e partecipazione che rispecchia la voglia degli Eugeni di suonare, raccontarsi, abbracciare il pubblico e farlo ballare.