Alberico Lombardi, cantante e insegnate di sostegno e di diritto, è da anni impegnato sia nel lavoro che nella sua vita artistica nella lotta al bullismo e al cyberbullismo.
La musica può essere un’arma contro il bullismo? Se sì, come e perché?
“Assolutamente sì. La musica è uno dei linguaggi più potenti che esistano perché arriva direttamente alle emozioni. Una canzone può raccontare una sofferenza, dare voce a chi si sente escluso, aiutare a comprendere il dolore degli altri e creare empatia. Il bullismo nasce spesso dall’incapacità di comprendere e rispettare le differenze; la musica, invece, unisce persone diverse e insegna ad ascoltare. Per questo può diventare uno strumento educativo straordinario per promuovere inclusione, rispetto e consapevolezza”.
Qual è il tuo impegno, sia come artista che come insegnante, in questo senso?
“Il mio impegno è quotidiano. Come insegnante di sostegno e referente per l’inclusione e il contrasto al bullismo, lavoro ogni giorno accanto ai ragazzi per costruire una scuola in cui nessuno si senta escluso o giudicato. Come artista, cerco di utilizzare la musica e la comunicazione per raccontare storie di fragilità, riscatto e speranza. Attraverso i miei spettacoli, le mie interviste e il format “L’amore si muove”, porto all’attenzione temi come la disabilità, le discriminazioni e il diritto di ogni persona a sentirsi accolta e valorizzata”.
Qual è il messaggio che vuoi comunicare con i tuoi spettacoli e con il tuo format?
“Il messaggio che voglio trasmettere è semplice ma fondamentale: ogni persona ha valore. Viviamo in una società che spesso giudica troppo in fretta chi è diverso, più fragile o semplicemente fuori dagli schemi. Il mio format l’amore si muove ad esempio vuole ricordare che dietro ogni storia c’è una persona che merita ascolto, rispetto e opportunità. Credo che la vera forza non sia nell’apparire perfetti, ma nell’accettare sé stessi e nel saper tendere una mano agli altri”.
Cosa possono fare di concreto insegnanti e artisti per arginare questo fenomeno?
“Possono fare molto, soprattutto lavorando insieme. Gli insegnanti devono creare spazi di dialogo, educare all’empatia e intervenire tempestivamente quando emergono situazioni di esclusione o prevaricazione. Gli artisti, invece, hanno la possibilità di raggiungere il cuore delle persone attraverso le emozioni e possono contribuire a diffondere messaggi positivi e inclusivi. La lotta al bullismo non si vince con una lezione o con una canzone, ma con un impegno costante che coinvolga scuola, famiglie, cultura e società. Solo così possiamo costruire comunità più accoglienti e rispettose delle differenze”.






