Io bevo“, il nuovo singolo degli OcchidiLazzaro, parte da una riflessione divertente ma molto vera: “Un Negroni fa sembrare il lunedì un sabato travestito da domenica”. Dietro questa battuta da bancone del bar si nasconde però una canzone intensa e profonda, che parla della voglia di scappare dalla realtà e da una vita che spesso ci fa sentire in gabbia. Nel testo, il gesto di bere non c’entra con la festa o il divertimento, ma diventa una sorta di medicina per smettere di pensare. È un modo per sopportare il peso di giornate che sembrano sempre “tutte uguali”. La canzone racconta con sincerità le emozioni di chi si sente “come un sasso appeso a un filo”, stanco di una routine che toglie le energie. Anche il lavoro viene descritto come un gioco a cui si è costretti a partecipare, un ingranaggio che ruba il nostro tempo e ci trasforma, senza darci un vero scopo. “Io bevo” non vuole assolutamente essere un inno agli eccessi, ma è la fotografia onesta di una debolezza umana. Il testo chiede a chi ascolta di non giudicare, perché prima o poi tutti possiamo sentirci “un po’ malati” e stanchi del mondo. Gli OcchidiLazzaro ci regalano un brano in cui è facile specchiarsi: il bicchiere diventa solo un rifugio temporaneo per cancellare i confini, fermare il tempo e dimenticare, almeno per un po’, che domani sarà di nuovo lunedì.

OcchidiLazzaro nasce e prende vita dall’incontro di due artisti uniti da una profonda affinità elettiva, pur nutrendosi di sensibilità e percorsi differenti. Da questa sinergia creativa prende forma un repertorio ricco e sfaccettato, il cui obiettivo è quello di ripercorrere e omaggiare la grande tradizione della canzone d’autore, esplorandola e arricchendola attraverso le più diverse contaminazioni sonore. L’anima e l’ossatura del duo si fondano sull’esperienza di Leonardo Martina, stimato pianista cuneese classe 1962, che vanta un prestigioso decennio di collaborazione come arrangiatore e turnista al fianco di Paolo Conte. La sua caratura artistica si è poi ulteriormente consolidata nel tempo grazie alle preziose esperienze maturate con i Blindosbarra, Gian Testa e il Trio Para Guai, formazione con cui ha conseguito l’ambito Premio Gaber nel 2010. Ad affiancarlo e completarlo in questo viaggio musicale c’è Emiliano Morando, eclettico vocalist, batterista e polistrumentista astigiano nato nel 1982. Affascinante interprete di profonda ispirazione “mercuriana”, Morando porta all’interno del progetto una spiccata propensione per la narrazione cantautorale. Insieme danno vita a un sodalizio artistico maturo e coinvolgente, capace di unire tecnica, passione e un continuo, raffinato dialogo tra generi musicali.