Celebrata per la sua silenziosa profondità emotiva e per la sincerità dei suoi testi, Kathryn Williams giunge al suo quindicesimo album di studio con ‘Mystery Park’, il disco in arrivo il 26 settembre, una raccolta profondamente personale ed intima che raccoglie 27 anni di musica, un’opera riflessiva e strutturata, plasmata dai mutevoli cambiamenti del tempo.
Nota per la sua voce delicata e toccante e per la sua scrittura poetica, Williams è salita alla ribalta nel 2000 con ‘Little Black Numbers’, l’album autoprodotto che le è valso una nomination al Mercury Prize, oltre a diventare un riferimento per la nuova generazione di folk britannico. Nei decenni successivi la sua produzione è stata prolifica e mutevole, comprendendo un romanzo e un podcast, oltre ad aver lavorato come visual artist e collaborato con una vasta gamma di musicisti, da John Martyn e Paul Weller a Ed Harcourt e Withered Hand. Nel mentre, ha pubblicato anche progetti di diverso genere, tra cui il suo album natalizio ‘Midnight Chorus’.
Il suo disco più recente, ‘Willson Williams’, è stato candidato al SAY e all’Americana Award.
Con ‘Mystery Park’ Williams torna alla tavolozza sonora scarna e toccante che ha caratterizzato i suoi primi lavori, tra brani nati nei silenziosi margini della maternità e della memoria, scritti nel tempo e registrati in stretta comunione creativa con collaboratori fidati: Leo Abrahams, Neill MacColl, Polly Paulusma, Chris Vatalaro, Ed Harcourt, David Ford e Paul Weller.
“Questo è il disco più personale che abbia mai realizzato. L’artwork è un mio dipinto, basato sul motivo a salice dei servizi da tè di mia nonna. Ogni sua parte si collega alle canzoni: una mappa dei ricordi” afferma Kathryn Williams.
Fin dalle note iniziali di ‘Thoughts Of My Own’ si percepisce un senso di quiete ed attenzione. Leo Abrahams, che ha prodotto l’album, improvvisa la chitarra insieme a Neill MacColl, facendo risuonare la luce screziata su una parete. La canzone parla del lavorare da casa quando il resto della casa non c’è, un monologo interiore nella solitudine, dove le riflessioni, i pensieri e le idee accadono senza nessuno con cui condividerle, un brano malinconico ma che invita gli ascoltatori ad abitare i ritmi lenti del sé interiore.
‘Goodbye To Summer’, scritta insieme a Polly Paulusma durante un ritiro ad Arvon, è ariosa ed agrodolce, una canzone intrisa di colore che riflette sulle serate soleggiate, chiedendosi “quante altre estati abbiamo?”. ‘Gossamer Wings’ è una collaborazione con il leggendario Paul Weller. Costruita a partire da note vocali e testi, cattura l’alchimia nata a distanza, con l’entusiasmo e l’impazienza di Kathryn di dimostrare le sue abilità compositive a Weller.
In ‘Tender’, scritta sempre con Paulusma, Kathryn osserva dal furgone di un tour, notando lo strano peso del non sentirsi a proprio agio, dell’avere la “pelle sottile” nell’assorbire il mondo troppo profondamente. ‘This Mystery’ offre invece una delle metafore più sorprendenti dell’album: di fronte alla demenza del padre, “chiunque abbia avuto una persona cara a cui è stata diagnosticata questa crudeltà saprà quanto si vorrebbe solo dipingere il cielo di blu e sistemare tutto”.
‘Sea of Shadows’ è dedicata al figlio maggiore, Louis, una canzone calda e riflessiva che lo vede crescere da neonato ad adulto, mentre la traccia di chiusura, ‘Servant of the Flame’, è scritta per il figlio minore, Ted.
Altrove, Williams esplora la tensione tra la vita interiore e quella esteriore. ‘Move Me’, scritta insieme a Beth Nielsen Chapman durante una sessione di scrittura di Chris Difford, è nata come una riflessione sull’intorpidimento emotivo nell’era del consumismo eccessivo, per poi trasformarsi in qualcosa di più vulnerabile e rivelatore.
‘Knew You Forever’ è una di quelle rare canzoni che arrivano già formate, come se provenissero da un altro luogo. Cattura l’eternità della connessione, la strana sensazione di aver sempre conosciuto qualcuno. ‘Sunsets’, scritta con Neill MacColl, è una meditazione sulla bellezza effimera e sulla sfida che gli artisti affrontano nello scegliere se documentarla o semplicemente viverla.
In ‘Mystery Park’ si ha la sensazione di essere accolti in un paesaggio privato e mutevole, dove il tempo si piega, la memoria vacilla e il mondo interiore è al centro della scena. E’ un album realizzato lentamente e con cura, con il contributo di alcuni dei più stretti collaboratori di Kathryn. In un paesaggio spesso orientato all’immediatezza ed allo spettacolo, ‘Mystery Park’ si erge come un gentile rifiuto, invitando l’ascoltatore a rallentare, a sedersi con le silenziose rivelazioni di una vita osservata da vicino, vissuta appieno e resa in canzone con grazia e generosità.
“Questo disco è per chiunque abbia sentito qualcosa e l’abbia tenuto nascosto”, afferma Williams. “Per quegli echi privati. Spero che queste canzoni diano alle persone lo spazio per ascoltare i propri”.





