Il 22 maggio è uscito su tutti i digital stores “Susi”, il nuovo singolo del cantautore Maurizio Vizzino, promosso e distribuito da Free Club Factory. Un brano che farà parte del disco d’esordio del giovane cantautore di Latina “Un altro modo per chiamarmi artista”, che uscirà il 26 giugno 2026.
“Susi” è ciò che si teme. Susi prima di essere una canzone è stato un esperimento, un tentativo dei miei diciassette anni, un cambio di rotta verso la metafora e l’astrazione per raccontare del contrario, del mainstream, della società e di quanto un cantautore si cimenti spontaneamente nel distacco da essa, esplorando l’intorno solo e unicamente con la propria naturale e primordiale percezione. Partì tutto di getto, come mi succede poche volte, da una prima strofa parecchio confusa. Il passo successivo per restituire a quei versi il significato che meritavano mi pose davanti a due strade: riscriverli o utilizzare i successivi per spiegarli. Optai per la seconda scelta. Oggi Susi ancora non si spiega da sola e in alcuni passaggi devo concentrarmi anch’io per ricordarne il primo significato, ma degli elementi evidenti e facilmente percepibili ci sono e sono cinque: la cornetta, il calamaio, la spalla rotta, la scatola di scarpe e la maglia da atleta. Tutti e cinque riempiono la prima strofa come un elenco, in maniera apparentemente indecifrabile, mentre nella terza e nella quarta, dopo il primo ritornello, vengono citati e approfonditi uno a uno, rimanendo nel registro metafisico caratteristico del brano. Susi è una scrittrice, un’atleta, una musicista, un animalista, una frequentatrice di banca e d’ospedale, una donna realmente interessata alla politica e la migliore amica di un piccolo topino “da battaglia” … O forse no. Susi è un dilemma, apparentemente impossibile da decifrare, ma realmente non è nulla di tutto ciò.
Susi sono io, un aspirante cantautore terrorizzato all’idea di crescere da fallito, ma ancor più spaventato all’idea di perdere i suoi principi, unica spinta verso la scrittura, verso i valori della bellezza. Tutto per rincorrere i valori della società. Perché chi è che non ha mai dato via la sua nostalgia per un po’ di libertà?”
Maurizio Vizzino ha ventun’anni, vive a Latina ed è un cantautore. La scrittura inizia ai quattordici, pregna dell’universo cantautorale italiano nato dai grandi maestri e tuttora in via d’estinzione. Ma, dopo qualche anno di esecuzione solista, ormai da più di due anni viene accompagnato dalla sua band con Mattia Malagola alla chitarra elettrica e ai cori, Andrea Fratoni al basso elettrico e Francesco Miletta alla batteria, tutti e tre direttamente dall’indirizzo jazz del Conservatorio “Ottorino Respighi” di Latina. I quattro hanno partecipato a Musicultura 2025 con “E il tempo mi protegge”, arrivando alle Audizioni Live nel Teatro Lauro Rossi di Macerata. Il cantautorato inedito di Maurizio, ispirato alla vecchia scuola romana e genovese, si unisce negli arrangiamenti a sonorità più moderne e jazzistiche grazie alla musicalità e alla penna degli altri componenti.
Il suo primo album di esordio “Un altro modo per chiamarmi artista”, uscirà il 26 Giugno 2026 e ne faranno parte alcuni brani già pubblicati nei primi mesi del 2026 come “Romanza”, “Diario” e “Susi”.
Un secondo disco, concept album sul romanzo “La fata carabina” di Daniel Pennac, è invece già scritto e in attesa di essere registrato.





