Caro trasforma i palchi in confessionali intimi. Da Glastonbury allo Sziget, da Tokyo a Los Angeles, si è esibita in centinaia di concerti collezionando tour esauriti. Come voce di Caro Emerald, ha battuto i record nelle classifiche olandesi, vendendo oltre 2 milioni di copie solo in Europa e conquistato una devota e solida fan base. Con il successivo progetto, The Jordan, si è ripresentata con un suono più dark ed introspettivo, collaborando con il produttore David Kosten e Adrian Utley dei Portishead.

Ma questo nuovo capitolo è diverso. Caro è sempre stata Caro. La sua voce è sempre stata presente in ogni evoluzione. Ora, con il suo nome, crea qualcosa di nuovo, un alt-pop che attinge al pop anni ’80, alle ballad anni ’90 e all’R&B classico, con un sound che suona antico e, allo stesso tempo, sfacciatamente attuale.

Non si tratta di nostalgia, è un ritorno, ma alle sue condizioni.

“My own name is the purest thing there is. And now, everything comes together here” – Caro

‘I Can’t Win’, il nuovo singolo pubblicato il 26 febbraio, colpisce per la spavalderia incisiva della batteria breakbeat, per una linea di basso che cattura l’attenzione sin dalla prima battuta, spingendosi in un territorio decisamente alternativo. Con un tocco pop e spirituale nello stesso momento, il brano, con un’attitudine alla Phil Spector, affronta la dolorosa verità sugli standard impossibili che le donne devono rispettare: la faticosa danza del farsi più piccole, più silenziose, meno minacciose per adattarsi alla zona di comfort degli altri.

La pubblicazione del singolo coincide con l’annuncio di una serie di prime date nei teatri in Olanda, dove Caro, accompagnata da una band di musicisti di alto livello, porterà a teatro un concerto pop.