A più di 10 anni di distanza dal precedente ‘Pascouche’ e 15 anni dopo ‘Rossoantico’, Antonio Pascuzzo torna con un nuovo album di inediti, “La tela di Pascouche”, in uscita venerdì 20 marzo 2026 per l’etichetta vivodimusica. 9 canzoni composte in un lungo periodo che attraversa anni difficili per il mondo e ancor più per l’umanità, intesa sia come specie che come sentimento. Per quanto l’attenzione ai temi sociali rimanga sempre un elemento molto presente nelle tematiche affrontate, in questa occasione il cantautore si misura anche con la forma canzone più ‘scanzonata’ e apparentemente “disimpegnata”: brani come ‘Cavalli’, ‘Il tempo che mi serve’, ‘Il muto e il menestrello’, lasciano trapelare un modo nuovo di approcciare al suo lavoro: brani che rappresentano un “divertissement” anche se intrisi della consueta ricchezza di riferimenti, citazioni e qualche volta omaggi. Un disco a rilascio lento, scritto durante gli intervalli di una vita in cui Pascuzzo, lavora anche come avvocato e direttore artistico… e lo fa per davvero! Canzoni che affrontano ferite pubbliche e private, individuali e collettive
Si va dal tradimento di una “patria” che sospende ‘Rosa’, la maestra palermitana che racconta ai suoi alunni del binario 21, mentre frotte di analfabeti mariuoli, occupano ovunque ruoli di vertice, e dunque prosegue con lo scioglilingua Capra, ’rubi poco evinci la galera rubi tanto e guarda che carriera”. La Tela di Pascouche passa in rassegna i tradimenti subiti dall’autore, per esprimere solidarietà ne “L’ultima lama” al compagno sopravvissuto a Lucio Dalla.C’è la malinconia struggente del “Condominio dei malandati’, la casa dell’infanzia che oggi ospita genitori anziani che hanno visto partire i propri figli per una guerra persa lontano.Passando per ‘Il ponte degli amanti’, la storia di un amore proibito tra due amanti tenuti lontani dal Covid, e ancora per ‘La città dei supermercati’, l’impietosa fotografia delle nostre città che diventano allevamenti intensivi per consumatori, per arrivare al divertimento conviviale de ‘Il tempo che mi serve’ o de ‘Il muto e il menestrello’, fino alle atmosfere retròdi ‘Cavalli’.Come nei 2 precedenti album c’è sempre una particolare attenzione alle scelte di arrangiamento, che in questo album è curato da Alessandro Chimienti, chitarrista e produttore, che diventano vero e propri elementi narrativi.“Un album che ho trattenuto a lungo tra le mura di casa –dice Antonio Pascuzzo. Detesto pensare che tutto quello che scrivi, che togli, che tagli, che cambi o che modelli, per scrivere una canzone, comunque non venga ascoltato. Che senso ha un altro messaggio nella bottiglia, nel 2026, quando in mare galleggiano miliardi di bottiglie? Mi confortava l’idea che questo album venisse ascoltato tra le mura di casa da me e Laura, che comunque lo apprezzavamo come una musica esclusiva, che potevamo non solo ascoltare e giudicare, ma anche modificare e migliorare! Ma alla fine ho ceduto e lo pubblico. L’album mi piace, mi rispecchia e mi descrive. Il lavoro con Kim e Simona Sciacca cantante e musicista straordinaria, è stato come quello di enologi e vignaioli, che impiegano anni per affinare il loro vino, le uve, lebotti.Lo considero un’evoluzione e una crescita, nella consapevolezza della scrittura, un album attraverso il quale ho esplorato le mie fragilità e ci ho fatto i conti, risultando ovviamente loro debitore.Forse è l’album della saggezza e, visto il mio esordio in età già matura, speriamo non della senilità! Quelle che un tempo erano invettive oggi sono allegorie edulcorate, oniriche, qualche volta amare ma allo stesso tempo lucide e disincantate. Il mondo è cambiato, mi dicono spesso: ma io oggi più che mai, con i miei 58 anni vissuti a pieno, presento un album di canzoni d’autore, per alcuni un genere mortoda almeno trent’anni, come l’artista ottimista che si lascia dietro tracce che comunque gli sopravviveranno.Il mondo è cambiato e magari cambierà ancora, e questa canzone d’autore tornerà ad interessare.”
Antonio Pascuzzo è cantautore, avvocato, direttore artistico. Dopo alcune composizioni amatoriali ha una intensa attività live in club teatri, piazze e festival, e cura la fortunata direzione artistica del The Place di Roma, il music club diventato un luogo cult per artisti di tutto il mondo.
Nel 2010 pubblica “Rossoantico” finalista per la Targa Tenco opera prima; ne seguono molteplici partecipazioni a programmi Tv e Radio, accompagnate da numerosi live che costellano i 5 anni successivi, che portano alla pubblicazione di “Pascouche”; l’album, ben accolto dal pubblico e dalla critica, è finalista alle Targhe Tenco nella categoria miglior album in assoluto. Tra le colline della Maremma coltiva il culto della canzone popolare e sociale come componente produttore e arrangiatore del Coro dei Minatori di Santa Fiora e dell’album “DILLI CHE VENGHINO” in cui nel 2011 raccoglie per Auditorium Parco della musica di Roma, gli straordinari duetti tra il coro Amiatino e artisti rinomati. Dal 2009, cura con continuità la direzione artistica di Festival nel Lazio, in Toscana, in Calabria, in Sicilia erealizza produzioni di concerti specialissimi come su una piattaforma galleggiante sul lago di Posta Fibreno, all’Abbazia di Montecassino, a Piazzale Clodio nel tribunale di Roma, oriaprendo dopo 80 anni un gioiello dell’architettura italiana nel cuore di Roma, Il Museo del Genio.





