A cinque anni dal fortunato esordio con Ufo Bar, la Banda Maje torna con “Costa Sud”: otto tracce che ci riportano nell’affascinante immaginario della Salifornia, provincia meridionale di mare, grazia e decadenza da cui germogliano sogni di esotiche evasioni.

Naturalmente, alla guida di questo secondo capitolo – e al volante dell’Alfasud rossa fiammante in copertina – c’è il compositore e tastierista Peppe Maiellano, che qui evolve il progetto in una direzione ancora più organica, cucendo i brani addosso ai suoi musicisti, compagni preziosi dislocati tra Salerno e Napoli, con cui condivide un profondo amore per il territorio, un forte spirito goliardico, e una precisa idea artistica indipendente.

La Costa Sud immaginata dalla Banda Maje è una lunga lingua d’asfalto rovente che costeggia il mare e le pinete secolari del golfo di Salerno. Una terra di luoghi incantati e insieme feriti, dove l’armonia della civiltà greca convive in un silenzio inquieto con le cicatrici dell’abusivismo e dell’abbandono. “Ma se la verità è bellezza e la bellezza è verità”, spiega Maiellano richiamando un celebre verso di John Keats, “con gli occhi giusti il bello e la poesia si possono cogliere anche al di sotto di una coltre di immondizie morali e materiali.”

Concepito e realizzato interamente al Sud, l’album volge però lo sguardo oltre l’orizzonte. Se le grandi colonne sonore italiane e il Neapolitan funk restano la doppia elica del Dna della Banda Maje, Costa Sud accoglie influenze d’oltreoceano, dando vita a una musica sospesa tra Italia, Brasile, Africa e sonorità contemporanee.

Il Lato A è un’immersione nel territorio e nei suoi miti: dalla spensierata disco-funk strumentale della title track, che sublima le contraddizioni locali in avvolgenti atmosfere cinematiche, al morbido groove di “Baia”, dove la fusione del Neapolitan funk con elementi afrobeat e disco omaggia la storica spiaggia salernitana stretta tra scogli millenari e montagne di container. Il legame con la tradizione campana è travolgente nella freschissima versione soul-disco di “Mo…” cantata da Maiellano, mentre la rilettura di “Jet Lag” celebra il sodalizio fraterno con Tonico 70 in un itinerario musicale che unisce Brasile, States e Salifornia tra groove evocativi, synth taglienti e la tromba di Gianfranco Campagnoli.

Sul Lato B, il sound si fa ancora più eclettico con il calore samba-funk di “Samba Maje”, dove la melodia mediterranea, impreziosita dai cori, si sposa alle sonorità jazz-funk degli strumenti e ai ritmi brasiliani in chiave disco. Torniamo poi in Costiera con “Africana”, brano dedicato al leggendario night club di Praiano e al suo fondatore Luca Milano, in cui un mantra ritmico si sposa con elementi tribali africani e con dei synth che rievocano le sigle di alcune inchieste Rai anni ’70. Il viaggio si chiude nel segno della musica per immagini: l’eleganza disco-funk di “Black Glamour Girl”, omaggio al genio compositivo di Piero Piccioni, e “Lovebossa”, tributo easy listening alle atmosfere “cine bossa” di tante colonne sonore italiane degli anni ’60 e ’70, che ci porta, finalmente, ncopp’ ‘e nuvole.