Dopo la pubblicazione di “D. Can You See My Eyes?“, il collettivo alternative emergente Fred Gets Lost presenta la versione in italiano del brano, un nuovo tassello del percorso inaugurato da “E. Please Buy Your Seat”, il debutto che ha introdotto l’universo sonoro e narrativo della band.
Dalla Lunigiana dantesca il progetto prende forma attraverso sei giovani musicisti che fondono influenze classiche, jazz, punk e hip hop in un’esperienza live intensa e viscerale, capace di trasformare ogni concerto in un rito collettivo.
Con questa nuova versione, i Fred Gets Lost scelgono di dare una veste diversa a uno dei brani più significativi del proprio repertorio, mantenendone intatta la forza emotiva ma trasportandone il racconto nella propria lingua. Un passaggio che non rappresenta una semplice traduzione, bensì un’ulteriore rilettura del pezzo, capace di metterne in risalto nuove sfumature espressive.
Il brano racconta ciò che accade quando ci si innamora di qualcosa che forse non è mai esistito davvero: quella che sembrava una connessione autentica si trasforma lentamente in un ricordo distorto e idealizzato, alimentato anche dalla mente del protagonista. Ne prende coscienza, ma non riesce comunque a lasciarlo andare; nel tentativo di trovare un equilibrio tra lucidità ed emozione, continua a convivere con quella presenza che riaffiora ovunque.
La versione italiana conferma la volontà della band di esplorare nuove prospettive narrative senza perdere la propria identità, anticipando il concept album d’esordio previsto per il 2026, un lavoro costruito come un percorso di trasformazione e liberazione.
Fred Gets Lost è un gruppo di musica elettronica leftfield guidato dal duo composto da Francesco Mazzali e Diego Bergantini. Fondendo sound design sperimentale e scrittura orientata alla narrazione, il progetto attinge a influenze che spaziano dalla musica classica e dal jazz fino all’hip hop e alla produzione elettronica, dando vita a un paesaggio sonoro cinematografico e imprevedibile.
Il suono dei FGL unisce elementi di hip hop, jazz, musica elettronica e composizione classica contemporanea. Le loro influenze, ampie e trasversali, attraversano secoli e stili: da Verdi e Lucio Dalla fino a The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, Depeche Mode, Tyler, The Creator e Kanye West. Il risultato è un linguaggio musicale cinematografico e volutamente fuori asse, che cambia costantemente prospettiva pur mantenendo un forte nucleo narrativo.
Proprio come gli Steely Dan negli anni ’70, il duo ha riunito una band affiatata composta da musicisti italiani di altissimo livello per dare forma alla propria visione, utilizzando lo studio come uno strumento compositivo e portando poi questo suono sul palco. La formazione live include alcuni tra i più affermati giovani musicisti italiani: Nicola D’Auria e Francesco Masetti, collaboratori dell’Orchestra Nazionale Jazz Italiana e dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, Fabio Mano, dal progetto indie pop Apice, e Luigi Olivato, proveniente dalla scena musicale di La Spezia.





