“Radeche Fonne” è un ecosistema sonoro che trasforma l’entroterra marchigiano in un organismo musicale vivente. Il disco non si limita a descrivere il territorio, ma ne abita la tessitura viva, creando un’esperienza sensibile e stratificata dove la memoria delle presenze passate converge nella vibrazione del presente.
“Radeche Fonne” si fa orchestrazione timbrica, un dialogo costante tra sensibilità eterea, terrena ed energie naturali, tre le entità sonore, che si intrecciano in questa geografia vitale: il violoncello caldo, profondo che da corpo quasi a voce umana di chi abita e canta i luoghi, le cui corde diventano nervi scoperti di una terra, che pulsa qui ed ora; l’organo come macchina del respiro, che regola e ascende il tempo della memoria; il field recording una presenza spettrale che agisce da collante universale. Il fruscio del vento nei calanchi, i riverberi naturali delle antiche pievi e i frammenti di canti popolari emergono come energie invisibili, integrandosi simbioticamente agli strumenti.
La release di Radeche Fonne il 24 aprile assume un valore quasi performativo. Collocandosi vicino al primo maggio, l’album si propone come un atto di riconnessione necessaria: rito ancestrale del “Cantamaggio”, tradizione marchigiana quasi ormai in disuso, che avviene proprio in occasione della medesima data.
Matteo Stella è un produttore di musica elettronica, diplomatosi al Saint Louise College di Roma in Tecnologie del Suono. Gestisce una residenza radiofonica su Noods Radio, presentando musica ambient e sperimentale dei più talentuosi artisti italiani.
Dal 2023 è parte integrante del collettivo sperimentale romano MINIERA come tecnico responsabile audio e organizzatore eventi.
L’ esplorazione della timbrica e di sonorità eteree caratterizzano la musica dell’artista, che fonde diverse influenze di musica elettronica in un coinvolgente viaggio sensoriale.
Molto attivo nella scena di musica elettronica del centro italia, Matteo possiede vari progetti tra cui Broken Audio, dove esplora le infinite sfaccettature della bass music e della club culture. In Nocturnal Entropy condivide un viaggio attraverso oscuri scenari dancefloor. Con il progetto omonimo, si lega molto alle tradizioni del suo paese natio e alle Marche, esplorando generi come il folk, ambient, field recording e sperimentale.
La performance sperimentale prende forma anche con la collaborazione di Matteo Paggi con il nome DIASILLA, in cui i due artisti esplorano e reinterpretano suoni, rituali, tradizioni popolari. Le loro performance fondono strumenti acustici, field recording e soundscaping stratificato, creando un dialogo tra memoria, paesaggio e sperimentazione contemporanea.





