Cantautore e produttore, Abdul Rahman Hajaj, in arte Hajaj, ha vissuto a Jeddah, a Villar-sur-Ollon, nella contea di Orange, a Los Angeles, in Oregon, in Colorado, a Barcellona e a Londa nell’arco di otto anni, tra il 2008 e il 2016. Cittadino del mondo, a Londa ha incontrato il produttore e polistrumentista Aidan Glover, già al lavoro su ‘Last Call For Coco’, il primo progetto di Hajaj pubblicato nel 2021, un lavoro di tre anni che, mixato da Richard Wilkinson ha portato l’artista a collaborare con alcuni dei migliori musicisti jazz londinesi, oltre ad aver superato i 100 milioni di streaming.
Interessato alla poesia araba, Hajaj inizia a scrivere testi sin da giovane. Durante gli anni ’90 in Arabia Saudita l’espressione musicale ed artistica era repressa e fortemente regolamentata a causa dell’estremismo sociale e religioso. Fortunatamente, Abdul è cresciuto in una famiglia che celebrava l’arte e la cultura. In casa suonava un’ampia varietà di strumenti, spaziando dalle influenze arabe ad artisti occidentali come Paco De Lucia e Pharrell.
La musica diventa per Hajaj il suo mezzo di comunicazione e la parola più comune nei suoi testi è ‘perché’, circondata da un senso di nostalgia per la sua terra di origine, l’Arabia Saudita, di cui poco si sa, della sua cultura nascosta, della sua famiglia.
Destinato a essere un viaggiatore, è stato ovunque senza sentirsi mai veramente a casa in nessun posto. Nato a Jeddah e attualmente residente a Londra, Hajaj ha abbracciato questo sradicamento e lo ha incanalato in un stile musicale tanto vario quanto i suoi numerosi indirizzi, tra tonalità seppia e suoni degli anni ’60 e ’70, soul, funk e R&B. Misterioso e classico, Hajaj è iconoclasta sia nel suono che nello stile.
Anticonformista, alla sua passione per artisti come Feiruz e Talal Maddah affianca sonorità del mondo occidentale. La sua discografia, intrisa di spontaneità e di una natura profondamente riflessiva, trasmette queste esperienze profonde, mantenendo una fiera indipendenza ed una naturale disinvoltura nella produzione e nell’estetica.
In arrivo il 10 aprile, ‘Waiting Room (With The Ticking Time Bomb)’ segna il debutto di Hajaj sulla lunga distanza attraverso 12 brani camaleontici di profonda ricerca interiore. ‘Blood’ analizza i conflitti di identità ed appartenenza su un groove arioso, mentre ‘Both Sides Of The Border’ è un’affascinante canzone d’amore. ‘The Waiting Room’ riflette un senso di urgenza mentre rimbalza tra vibrazioni soul. Tra ritmi complessi e melodie vivaci, il giusto equilibrio è garantito dal co-autore e produttore Aidan Glover, fidato collaboratore di Hajaj, e da Rhys Lewis.
Anche ‘Waiting Room (With The Ticking Time Bomb)’, come il precedente ep, è stato registrato ai Talbot Sudios di Glover, con alcuni dei migliori musicisti jazz del Regno Unito, con una produzione analogica e registrato dal vivo su nastro. Un album che lascia percepire tutte le sfumature sonore del complesso e variegato mondo musicale di Hajaj: siamo in Francia, siamo in Inghilterra, in Spagna, a Los Angeles, in Arabia Saudita, un disco camaleontico e travolgente.
E non è un caso se la sua musica è sui voli di Emirates Airlines, con cui l’artista, dal passaporto pieno di timbri, ha stretto una partnership.
Ad ulteriore testimonianza del suo talento, Hajaj ha recentemente avuto l’onore di suonare in apertura al concerto di Stevie Wonder al BST Hyde Park di Londra. L’artista ha inoltre annunciato una serie di live, tra cui la sua performance del 29 gennaio in occasione della Grammy Week a Los Angeles.
Poetico, introspettivo ed infinitamente umano, Hajaj, con ‘Waiting Room (With The Ticking Time Bomb)’, offre un nuovo capitolo evocativo di un’artista la cui musica sembra allo stesso tempo radicata ed in continuo movimento.





