Il terzo album di Meltt è il culmine di tutto ciò che il quartetto indie-pop di Vancouver ha realizzato finora, spingendo al contempo il proprio sound verso nuove ed entusiasmanti direzioni. Fedele al suo titolo, ‘Pathways’ vede Chris Smith, Jamie Turner, James Porter e Ian Winkler di fronte a numerosi bivi, decisi a percorrerli tutti, immergendo il loro suono in nuove texture ondulate, pur mantenendo il calore e la ricchezza timbrica che li caratterizza sin dal loro debutto nel 2017.
‘Pathways’ segue ‘Eternal Embers’ del 2023, album in gran parte lavorato a distanza durante i lockdown da Covid, a cui ha fatto seguito un intenso tour da headliner in Nord America tra il 2022 ed il 2023. Quando gli impegni on the road si sono attenuati, Meltt si sono concentrati su ‘Pathways’. “Ci siamo presi del tempo per approfondire e abbiamo tirato fuori oltre 100 idee” ricorda Winkler, mentre elementi più acustici iniziavano a emergere nella loro scrittura, accanto allo stile synth-pop già elogiato da testate come Under The Radar, FLOOD, Music Connection ed altri.
La possibilità di confrontarsi di persona ha generato una maggiore creatività rispetto alla corrispondenza digitale a cui la band si era affidata per il disco precedente. La vicinanza forzata ha anche fatto sì che ‘Pathways’ fosse il primo album interamente autoprodotto da Meltt, consentendo alla band di esplorare a fondo le prime demo, per definire il proprio sound mentre lo creavano.
Il mix a cura di Chris Coady ha dato il tocco finale all’album, creando delle ricche onde sonore. “Ha preso ogni canzone e l’ha resa molto migliore” afferma Porter, indicando il metodo di Coady di condurre sessioni di ascolto a distanza dal suo studio di Burbank. “Ci trasmetteva la musica in diretta, noi scrivevamo in chat e lui riportata immediatamente la nota, così potevamo sentire subito qual era la modifica ed approvarla.”
Dal punto di vista tematico, ‘Pathways’ affronta ciò che Winkler definisce “quattro uomini che si avvicinano ai trent’anni e cercano di capire la propria strada e la propria vita”. Non mancano i grandi temi, dalle relazioni alla strana ed inquietante sensazione che si prova ad affrontare il mondo moderno. “Di solito il nostro tono è piuttosto ottimista e pieno di speranza, ma questa volta abbiamo lasciato spazio ad un po’ di oscurità” spiega Porter.
‘Goodbye’, un inno pulsante e ricco di sintetizzatori, è un brano ispirato ad un periodo piuttosto intenso di ansia e disperazione. “Mi permettevo di essere ottimista, ed è stato molto catartico avere lo spazio per farlo mentre scrivevo questa canzone. A volte hai solo bisogno di sfogarti” continua Porter.
Con chitarre malinconiche e falsetti vocali eterei, ‘By Your Side’ assume un tono più nostalgico, ripensando ai tempi passati. Poi, c’è la travolgente ed emozionante ‘Up All Night’, una traccia nata da un brano a cui Smith aveva contribuito e che Winkler definisce come “la canzone definitiva di Chris”, nata in un momento difficile.
‘Never Let Go’ mette in luce la capacità della band di fondere ritmi ipnotici, strumentazione futuristica e voci eteree in qualcosa che sembra un viaggio di cinque minuti. Il brano culmina in uno dei loro finali più epici, lasciando gli ascoltatori allo stesso rilassati ed ispirati.
Trovare il modo di andare avanti e resistere è senza dubbio una lotta universale e, con ‘Pathways’, Meltt ci sono riusciti, realizzando al contempo il loro lavoro più corposo ad oggi. “Questo disco rappresenta la fase successiva della nostra evoluzione” afferma Turner, parlando di come l’album rifletta la crescita di Meltt, come band e come individui. “Da Visions ad ora, abbiamo sviluppato il nostro sound, ma questo disco rappresenta davvero il momento in cui tutti i pezzi sono stati messi insieme”.





