A nove mesi dalla scomparsa di DANIELE BIANCHINI, figura storica del progressive rock italiano e anima dei leggendari Jumbo, i TRI-ON annunciano la pubblicazione di “Novecento”. L’album è frutto di un lungo lavoro culminato durante il lockdown e ultimato nel febbraio 2022, pubblicato in una tiratura limitata in tributo a un percorso artistico lungo oltre mezzo secolo, fatto di studio, ricerca e impegno civile.

Daniele Bianchini non è stato solo un chitarrista, ma un esploratore sonoro. Dai primi passi nel 1961 al successo con i Jumbo negli anni ’70, la sua parabola ha attraversato Hard Rock, Prog, Fusion e New Age.

Nel 1985 forma il gruppo multimediale Moving Music concretizzando le esperienze di quegli anni con lo spettacolo “Il cappello magico”. Nel 2001 incide il CD “Passing by”. Nel 2004 esce il DVD “Jumbo Anthology” e il CD “Poche Parole”.

Con il progetto TRI-ON, nato nel 2011, BIANCHINI ha trovato una nuova sintesi con il passaggio alla chitarra acustica pizzicata, mantenendo però intatta l’attitudine sperimentale e la potenza del linguaggio rock.

I TRI-ON si presentano come un “trio acceso”, una formazione inusuale composta da due chitarre acustiche e batteria. Il sound è sorretto dall’innovazione tecnica di Ricky, che grazie a un pickup supplementare connesso ad un sintetizzatore di basso, permette di suonare una linea di basso direttamente dalle corde della chitarra, e dal drumming di Dave Vaglia, capace di fondere la semplicità del passato con le sonorità moderne. Emanuele Scarioni, percussionista e storico collaboratore, arricchisce la trama sonora con una sensibilità che trasforma i ritmi in melodie quasi orchestrali.

Daniele non amava dare etichette alla sua musica, volendo farlo, la cosa che più gli assomiglia sarebbe “Jazz Prog”. Bianchini però amava descriverlo con una metafora culinaria: “Mischiate il Blues con del Jazz, amalgamate il tutto sino alla densità del Rock, aggiungete due gocce di Pop, un pizzico di Classica e ritmi Sud Americani. Suonate del Prog a fuoco lento per più di 30 anni e condite con Melodia Mediterranea ben grattugiata. Il Genere è servito.”

L’album non è solo un’opera musicale, ma ha un vero e proprio “manuale per l’ascolto”, nato dall’esigenza di indagare i fili invisibili che legano il passato al presente. Il percorso si apre simbolicamente con l’infinito MI maggiore che chiudeva Sgt. Pepper dei Beatles e si conclude con un infinito MI minore, racchiudendo un secolo di contraddizioni e speranze.

Il disco, composto da 8 brani strumentali, di cui solo uno accompagnato anche da testo, è un mosaico di riflessioni profonde.