Esce il 20 marzo “Preghiere Contemporanee“, il nuovo album di IACAMPO. A sei anni di distanza da “Fructus”, l’ultimo capitolo della trilogia con Valetudo e Flores, torna con un lavoro intimo e profondo che si rivolge all’anima del mondo, unica realtà indivisibile messa alla prova in tempi di frenesia e frammentazione.

Le canzoni di “Preghiere Contemporanee” si muovono lungo una tensione costante tra unità e separazione. Da un lato il richiamo a una riconnessione profonda, dall’altro il bisogno di prendere distanza da un mondo sovra-strutturato, organizzato, spesso dominato dalla paura. Due forze opposte che convivono dentro ciascuno di noi e che, secondo IACAMPO, meritano entrambe di essere cantate.

Il linguaggio scelto dall’artista affonda le radici nelle esperienze giovanili legate al canto liturgico: parole come Alleluia, Regno, Dio, Liberazione, tornano a vivere nelle canzoni come strumenti espressivi potenti, svincolati da ogni appartenenza religiosa. Un vocabolario che appartiene al canto, inteso come una delle forme più alte di preghiera, e che l’artista ha portato con sé anche dopo aver preso le distanze da quel mondo. Un linguaggio che oggi ritorna, trasformato, capace di dare voce a ciò che spesso resta indicibile.

In “Preghiere Contemporanee” la spiritualità non coincide con la religione, ma con un’esperienza personale e viva, in cui ogni elemento può tornare utile e trovare un nuovo significato. Un modo di esprimersi che, pur destinato a mutare nel tempo, è ancora profondamente radicato nella tradizione, nella cultura popolare e nelle pieghe nascoste della sensibilità contemporanea.

Una posizione dell’anima fa prendere una posizione anche nel mondo. Così tutte le canzoni parlano nello stesso tempo anche di una condizione sociale. Gesù l’aveva detto per esempio è una canzone che parla del potere in una società pericolante. Il potere esercitato attraverso la politica, le leggi, la cultura, la scienza sulla vita vera, non mediata, di ogni momento, qui, ora.

IACAMPO racconta: «Quando ho scritto queste canzoni era tutto diventato una preghiera. Vivevo in una fattoria a un paio di chilometri dalla laguna veneta, dove il tempo era sospeso e osservavo il mondo da una certa distanza e la natura da molto vicino. Ci ho vissuto 7 anni. Covid compreso. Tutto era diventato una preghiera. Fare, non fare, amare, odiare. Penso sia questione di linguaggi, di alfabeto spirituale, di che nome dai alle cose. Questo disco ha una scrittura lunga, e una lunga attesa di uscita. È un disco antico, è un disco del futuro. Perché quando si prega ci si connette oltre il tempo e lo spazio».

La scrittura del disco è stata lunga e stratificata e la registrazione ha attraversato diverse fasi, fino ad approdare a una versione essenziale e organica, priva di sovrastrutture produttive e interventi digitali superflui. Al centro restano la voce e la chitarra di IACAMPO, spesso doppiata, accompagnate da una formazione di musicisti di grande rilievo che hanno contribuito a rendere il processo creativo fluido, naturale e immediato.

Hanno partecipato alle registrazioni Alberto Zuanon, Giuseppe Franchellucci, Chiara Castello, Sergio Marchesini e Leziero Rescigno, che ha affiancato l’artista nella produzione, dopo aver già prodotto l’album Flores e co-prodotto Fructus.

“Preghiere Contemporanee” è un disco spoglio e autentico, che sceglie la semplicità come forma di verità e affida alla musica il compito di creare uno spazio di ascolto, raccoglimento e riconnessione.

Marco Iacampo nasce a Venezia da madre veneta e padre molisano.  Attraversa 3 decadi grazie ad un songwriting senza tempo rimanendo fedelmente nella parte nascosta (e più grande) di quell’iceberg che è la musica italiana. Aspettando lo scioglimento dei ghiacci si muove, suona, in Italia e all’estero, inventa azioni collettive (dall’evento del 2012 “Nuovissimo Canzoniere Italiano” che raccoglieva la nuova leva cantautoriale degli anni zero all’ultima La Scena , il gruppo di musicisti della terraferma Veneziana, passando per il progetto Veneto Contemporaneo e altre visioni), dipinge e disegna da autodidatta con lo spirito di chi non ha mai smesso di giocare cercando e dialogando con la natura delle cose.

Dopo l’esperienza e le incisioni con gli Elle negli anni ’90  e il progetto solista internazionale in lingua inglese GoodmorningBoy si fa chiamare IACAMPO, incontra una inseparabile chitarra classica, sviluppa il suo suono  e pubblica la trilogia Valetudo, Flores e Fructus, suonando in centinaia di concerti in tutta Italia e all’estero.

Sfiora con Pittore Elementare il Premio Tenco, finendo nella cinquina finale.

Vive e lavora a Mestre, dove suona, dipinge e coordina attività di direzione artistica di eventi e processi culturali collettivi come La Scena in dialogo tra musica underground e istituzioni.