Roma non concede mai il privilegio del silenzio, neppure quando una storia finisce. Continua a muoversi nel riflesso di un ricordo che non vuole farsi dimenticare, a suonare nei clacson, a lampeggiare nei vetri delle macchine ferme al semaforo e nei volti che scorrono troppo in fretta per accorgersi di quello che si è bruscamente interrotto. Da questa frenesia che travolge tutto ma non riesce a colmare il vuoto assordante lasciato da una separazione, prende forma “L’ultima sigaretta”, il nuovo singolo di Connor Las Americas, fuori per Daylite Records/3Esse Srl.
Il brano nasce da una rottura arrivata tutta insieme, senza distanza, senza elaborazione, senza il tempo necessario per fare ordine dentro di sé. Subito dopo la fine della relazione, Connor lascia Roma e sale su un FlixBus preso al volo per Milano. Lo fa per sottrarsi a ciò che in quel momento faceva ancora troppo male, per allontanarsi dai luoghi condivisi, dai dettagli rimasti sottopelle, dalle abitudini che continuavano a ripresentarsi e a scrivere l’andamento dei giorni anche quando l’altra persona sembrava aver voltato pagina. A Milano, l’artista trova il suo produttore, e nella musica un riparo, un modo per non affondare dentro il contraccolpo dei ricordi.
“L’ultima sigaretta”, prodotto da Francesco Mattia Pisapia e Alessio Nelli, è il nero su bianco dei residui concreti dell’amore quando smette di essere quotidianità: una maglietta rimasta a casa, dei soldi ancora in banca, un viaggio, una frase non capita fino in fondo, un “aspetta” pronunciato troppo tardi. La sigaretta del titolo non rappresenta solo un tempo che si consuma bruciando, ma l’ultimo spazio prima della chiusura definitiva, quel tratto breve e densissimo in cui tutto è già successo, deciso, ma non si ha ancora avuto il coraggio di accettarlo fino in fondo. È il bordo dell’addio, il momento in cui si resta ancora un istante davanti alla porta, pur sapendo che non si aprirà più.
Il riferimento ad Instagram dà al pezzo un appiglio più contemporaneo e meno ovvio. Perché nel brano, oltre al tema della separazione, c’è anche e soprattutto il modo in cui oggi quella separazione continua ad echeggiare in pubblico, tra storie, immagini, presenza costante, tentativi di sembrare già oltre quando, in realtà, continua a fare male lontano dagli schermi. Da una parte la stanza chiusa, il caos interno, il fumo, la mancanza di parole. Dall’altra la vetrina, le storie, la necessità quasi automatica di mostrarsi composti, desiderabili. C’è la vita messa in pausa e c’è la sua rappresentazione, spesso più edulcorata della verità.
Nel verso «da bambini siamo diventati grandi, da vicini poi distanti», Connor concentra una delle intuizioni più complesse da metabolizzare, quella che il tempo non garantisce affatto permanenza, e che la crescita non mette al riparo dalla sofferenza. Anzi, a volte accade il contrario. Si arriva a conoscersi meglio proprio nel momento in cui ci si scopre ormai lontani, passati «da protagonisti del film a figuranti», da una centralità condivisa a una marginalità reciproca che fa più male perché conserva ancora il ricordo di ciò che è stato.
«“L’ultima sigaretta” è nata in un momento in cui avevo bisogno di allontanarmi da tutto quello che continuava a ricordarmi quella storia — racconta Connor Las Americas —. Sono scappato da Roma e mi sono rifugiato nella musica, perché era l’unico posto in cui potevo provare a fare ordine. Per me questo brano è il racconto di quel momento in cui sai che è finita, ma non sei ancora pronto a lasciarla andare davvero. Volevo parlare di quel limbo, di quell’ultimo contatto, anche tossico, anche amaro, che a volte cerchiamo prima del silenzio definitivo. E volevo farlo senza nascondere niente: né il dolore, né la malinconia, né la contraddizione di vivere in un tempo in cui si mostra sempre la parte migliore, mentre la verità resta chiusa in una stanza.»
Dopo “Champions League”, in cui Connor leggeva la divergenza tra artista e industria attraverso la metafora del campo, della panchina e dell’attesa, “L’ultima sigaretta” porta quella stessa divergenza su un piano più intimo: non più con il sistema, ma tra due persone.
Con questa release, Connor Las Americas guarda in faccia un addio come un passaggio inevitabile, spesso opaco, pieno di ritorni di fiamma mentali, conflitti irrisolti e parole che continuano a bruciare. “L’ultima sigaretta” resta nello spazio in cui l’amore non è ancora del tutto cenere, ma ha già smesso di essere casa.
Connor Las Americas, all’anagrafe Davide Mauro, è un artista romano. Inizia a fare musica in adolescenza e costruisce i primi anni di attività attraverso l’esperienza dal vivo, esibendosi con continuità nella sua città e aprendo i concerti di artisti affermati. Un percorso che lo porta, nel 2020, alla firma di un contratto discografico con una realtà di primo piano. Nel tempo emergono però divergenze profonde sulla direzione artistica e sulle modalità di sviluppo del progetto: l’unica prospettiva prevista è l’ingresso in un talent show, strada che Connor non riconosce come coerente con la propria visione. Il conflitto che ne deriva determina un blocco artistico prolungato, impedendogli di pubblicare nuova musica per quattro anni. Concluso un lungo contenzioso legale, Connor Las Americas riacquisisce la piena libertà creativa e torna a pubblicare, scegliendo di ripartire da Daylite Records, etichetta indipendente con cui condivide un’idea di lavoro fondata sul rispetto dell’identità artistica e sulla costruzione dei progetti nel tempo.





