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Il 20 gennaio Riccardo De Stefano pubblica su tutti i player digitali il suo nuovo singolo, “Quando viene sera”, seconda uscita solista in vista del primo full lenght.

Il singolo può essere considerato il manifesto sonoro dell’album che anticipa, dal titolo “Cronologia del futuro lontano”, scritto e arrangiato da Riccardo De Stefano, co-prodotto da Nicola d’Amati de Il Merlo Studio e in prossima pubblicazione per Adastra, assieme a una serie di “oggetti stranianti” che allargheranno il progetto verso diversi formati e prodotti multimediali.

“Quando viene sera” si potrebbe considerare come un’ouverture del disco, poiché ne racchiude i temi principali e l’impronta sonora. In controtendenza con tanto pop di oggi, “Quando viene sera” è un brano interrogativo riguardo il senso del nostro percorso su questa Terra, ma che non perde mai lo sguardo rivolto alle stelle. Si può cogliere una sfumatura letteraria sul tema della sera, topos della tradizione narrativa da Foscolo a Quasimodo. Ma le citazioni letterarie partono dal background accademico di De Stefano e arrivano sino ad Aleister Crowley e David Lynch, subliminalmente citati nel testo.

Infine, la conclusione del brano è emblematica, poiché ci pone l’immortale dubbio di Zhuāngzǐ sulla natura della nostra realtà.

Il brano, dall’anima cosmologica, racchiude una narrazione esistenziale comunque caratterizzata da un immancabile e velata ironia, nascosta sotto la duplice lettura di molti versi del brano, che nascondo più significati a seconda di come si vuole leggerli.

Dal punto di vista musicale, in maniera non dissimile dal primo singolo, uscito nel novembre 2022, “Era novembre”, le ispirazioni sonore di “Quando viene sera” derivano dagli Arcade Fire oltre a sentirsi forte il background di musicista progressive rock.

Il risultato è un brano quasi space rock dagli ampi confini strumentali, dominato dai riff di synth e dalle profonde batterie riverberate, quasi un episodio isolato nell’attuale panorama musicale italiano.

Nato a Roma nel 1987, Riccardo De Stefano è conosciuto principalmente per la sua attività di critico musicale. Dopo dieci anni di attività di critico musicale, comprendenti creazione e direzione di ExitWell, scrittura di due libri in materia, nonché collaborazioni a eventi di risonanza nazionale, Riccardo De Stefano ha deciso di rimettersi in gioco “riportando tutto a casa”, per citare Bob Dylan. In che modo? Riprendendo in mano la sua passione per la musica, ma in qualità di musicista. Benché in passato già attivo con formazioni del panorama musicale underground romano, stavolta ha deciso di metterci non solo la faccia, ma anche il nome e il cognome: rinunciare a un nome d’arte significa non avere niente dietro cui volersi nascondere. E se qualcuno se lo stesse domandando, il lavoro del critico e del musicista non sono in contraddizione: per De Stefano sono entrambi modi di capire, e amare, la musica.

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