E’ uscito il 16 gennaio ed è già al 15esimo posto della Transglobal World Music Chart, la classifica mondiale dei migliori dischi di world music: si tratta di “The Path Before Us”, il primo album del progetto CROSSING realizzato da trio composto da Petit Solo Diabaté, Nino Martella e Marco Schiavone, uscito in formato fisico, digitale e vinile per l’etichetta Circular Music Records.

L’album, che parte dal Salento, ha conquistato anche il primo posto della classifica della radio americana “Spin The Globe – world music radio”.

“Questo risultato non è per nulla scontato e non era assolutamente garantito – dice Nino Martella, musicista e fondatore di Circular Music – “The Path Before Us” non è solo il primo disco del trio, ma è anche il primo disco prodotto da Circular Music Records nonché il primo lavoro registrato negli studios di Circular Music. E’ una serie di prime volte. L’intero processo di ideazione, realizzazione, lancio e promozione è ancora ora in fase di collaudo e miglioramento e veder fioccare questo risultato è veramente una grande soddisfazione. Inoltre, è un lavoro di forte ricerca e sperimentazione, ci onora che sia stato da subito apprezzato e che piaccia alla giuria della Transglobal World Music Chart. Guardiamo avanti con fiducia e gioia e ringraziamo con il cuore tutte le persone coinvolte nella realizzazione dell’opera”

“The Path Before Us” è un incontro musicale che attraversa culture, strumenti e lingue, senza confini predefiniti. Nel panorama contemporaneo europeo, la musica africana continua troppo spesso a essere trattata come un elemento decorativo, un colore esotico, una suggestione ritmica da affiancare ad altri linguaggi ritenuti più “strutturati”. Questo lavoro ribalta radicalmente questa prospettiva.

Il progetto CROSSING nasce da una posizione chiara e non negoziabile: la musica africana è un sistema musicale completo, antico, stratificato e complesso, al pari della musica classica occidentale e del jazz. Non è una derivazione, non è una curiosità etnografica, non è un serbatoio da cui attingere superficialmente. È un corpus di conoscenze che può e deve essere studiato, appreso, praticato, anche da musicisti europei, anche da musicisti bianchi, con lo stesso rigore con cui si studia Bach, Stravinskij o Coltrane.

“The Path Before Us” non è quindi solo un disco, è il risultato visibile di un processo di ricerca culturale e musicale di lungo periodo, portato avanti dall’associazione Circular Music, che da anni lavora per creare spazi reali di approfondimento, formazione e scambio attorno alle tradizioni musicali dell’Africa occidentale, in particolare alla tradizione mandinka.

Al centro di questo percorso c’è l’incontro tra tre figure che incarnano tre mondi apparentemente distanti ma, in realtà, profondamente comunicanti.

Da un lato, due musicisti italiani.

Uno proviene dalla tradizione colta dei conservatori, è un violoncellista classico, formato all’interno del sistema accademico occidentale, con una solida competenza tecnica e una profonda conoscenza della scrittura musicale.

L’altro è Nino Martella, musicista e ricercatore, da anni impegnato in un lavoro serio e continuativo di ricerca etnomusicologica sul campo, studio delle strutture ritmiche e melodiche dell’Africa occidentale, pratica diretta degli strumenti tradizionali e costruzione di relazioni culturali durature.

Dall’altro lato, l’incontro con un maestro della musica tradizionale africana: Petit Soló Diabaté, esponente di una genealogia musicale che non si trasmette attraverso spartiti ma attraverso la pratica, la memoria, l’ascolto e la responsabilità culturale. Un sapere incarnato, stratificato, che attraversa generazioni.

Così, in questo album, le corde della kora e del ngoní intessono melodie luminose e ipnotiche che trovano nel violoncello di Schiavone una voce profonda, lirica e talvolta inquieta. Il kamale ngoní e le percussioni di Martella connettono e propulsano, oscillando tra ritmi rituali e tessiture più intime, costruendo ponti che uniscono i tre mondi sonori del trio. Una tessitura musicale che disegna un paesaggio sonoro in cui le tradizioni africane incontrano la sensibilità contemporanea europea, in un equilibrio in continuo mutamento.

Il suono non è caratterizzato dalla fusione, infatti ogni strumento mantiene la propria identità, pur lasciandosi trasformare dal contatto con gli altri. Così, i tre musicisti tracciano una geografia emotiva che non cerca di unificare le differenze, ma di attraversarle, in un percorso sonoro che unisce radici e orizzonti, gesto e silenzio, presenza e metamorfosi.

“The Path Before Us”, realizzato con il sostegno di SIAE e Ministero della Cultura nell’ambito del progetto “Per Chi Crea”, non è un titolo retorico, è una dichiarazione di metodo. Il “cammino davanti a noi” è quello che porta il Mediterraneo a riconoscere finalmente la centralità delle influenze africane nella propria storia culturale e musicale. Non come fenomeno recente o emergente, ma come ritorno alla luce di una relazione antica, rimossa, marginalizzata, spesso negata. Il bacino del Mediterraneo è da sempre un luogo di attraversamenti, scambi, contaminazioni. La musica africana non sta “arrivando” ora: sta riemergendo, chiedendo di essere riconosciuta non come alterità, ma come parte strutturale di questo spazio culturale. Crossing si inserisce consapevolmente in questo movimento lento ma irreversibile.

Souleyman Diabaté, il cui nome d’arte è Petit Solo, è nato a Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso, in una famiglia di griot del gruppo etnico Siamou, che gli trasmise la cultura, l’arte e la saggezza tipiche della tradizione.

Musicista polistrumentista molto rispettato, si specializzò presto nel balafon e nelle percussioni, ampliando la sua espressione artistica in tutta l’Africa occidentale, dove divenne noto per le sue potenti performance dal vivo. Riconosciuto come uno degli artisti più promettenti della sua generazione, ha già partecipato a tournée in tutta Europa, esibendosi in eventi importanti dedicati alla musica africana come Mama Africa, Woka Kuma Festival, Istant Act e molti altri. Ha collaborato con alcune delle grandi figure della musica maliana, tra cui Cheick Tidiane Seck e Toumani Diabaté, per i quali lavora come musicista, arrangiatore e compositore nell’album “Toumani, Family and Friends”.

Nino Martella è un polistrumentista originario del Salento, nel sud Italia, oggi naturalizzato burkinabé. Dopo anni di ricerca musicale ed etnomusicologica nella regione di Houet in Burkina Faso, ha fondato Circular Music, un hub musicale e etichetta discografica dedicata a promuovere il dialogo tra l’arte e la cultura dell’Africa occidentale e le tradizioni dell’Italia meridionale.

La sua profonda comprensione dei ritmi e dell’energia della musica mandengue gli consente di essere un ponte naturale tra la tradizione incarnata da Souleyman “Petit Solo” Diabaté e la sensibilità musicale eurasiatica-mediterranea.

Attraverso il suo lavoro artistico e produttivo, Martella promuove un linguaggio musicale che fonde radici, ricerca e contemporaneità, abbracciando l’incontro come forma di creazione.

Marco Schiavone è un violoncellista molto apprezzato in Italia.

Se Souleyman “Petit Solo” Diabaté incarna la fiamma vivente della tradizione Mandengue, Schiavone ne è il naturale contraltare: un profondo conoscitore e interprete della musica classica europea, per la quale il violoncello è da tempo una voce espressiva centrale. È anche un esploratore delle melodie e delle tradizioni del Mediterraneo e del Sud Italia.

Il suo percorso artistico lo ha portato a sviluppare un linguaggio personale che fonde disciplina e libertà, struttura e improvvisazione, rendendolo una figura chiave nella scena world music del Sud Italia.

Con il suo suono intenso e lirico, Schiavone porta a Crossing il respiro della tradizione classica occidentale, impegnandosi in un dialogo vibrante con le radici africane attraverso un continuo scambio di energia e risonanza.