Ventopelle” è il nuovo singolo di Alessandro Rosato, disponibile da giovedì 20 novembre sulle maggiori piattaforme di streaming digitale.
“Ventopelle” non è una canzone d’amore. È una corsa dentro l’assenza.
Scritto tra l’Italia e la Spagna, dove Rosato ha vissuto e a cui periodicamente ritorna, “Ventopelle” racconta una nostalgia che non si chiude mai del tutto. È la storia di una ragazza, o forse solo di un ricordo, che sfiora e scompare, “tra foglie e richiami”.
“Ventopelle” è una figura che diventa simbolo di tutto ciò che abbiamo amato e non rivedremo più. Il brano nasce da una domanda semplice e crudele: che cosa resta, quando non resta più niente?
Rosato comunica con un’interpretazione che unisce cantautorato, rap-spoken e quel suo modo intimo e malinconico di spezzare il fiato sulle parole. Il sound segna l’inizio di una nuova fase del suo percorso: più materica e più sensoriale.
Accanto al pianoforte compaiono strati di foley, piccoli suoni presi dal reale e trasformati in parte della narrazione. È musica che sembra venire da una stanza accanto, e allo stesso tempo da un bosco, da un ricordo.
La produzione, il mix e il mastering costruiscono un paesaggio sonoro essenziale ma viscerale: un indie triste che non scivola mai nel melodramma, anzi in questo caso è a tratti cupo. Il corpo della voce è vicino, quasi fragile, ma sempre a fuoco.
I visual che accompagnano l’uscita ruotano intorno al velo della copertina, un simbolo di memoria, distanza e intimità non detta. Le immagini sono trattate come carta antica, grazie
a un vecchio filtro: leggero rumore, colori slavati. La scelta non è estetica ma narrativa: la pelle che conserva, il tempo che consuma.
Il testo è una ferita che non cerca ricami: “E mi manchi come il branco al lupo come sangue che non trova gruppo.”
È una preghiera senza religione. Una corsa nel buio, perché “il silenzio mi piace”.
E un ultimo appello: Ventopelle, dove sei? Ventopelle è un’opera che non vuole consolare né essere consolata.
Autore e artista musicale italiano, Alessandro Rosato preferisce non essere definito da etichette. Per lui tutto nasce da un concetto, e non importa se poi diventa parola, prodotto audiovisivo, musica o un misto dei tre.
Originario di Varese, ha vissuto in diverse città: Pavia, Dublino, Firenze, Milano, Basilea e Barcellona sono alcuni dei luoghi che hanno plasmato il suo modo di osservare. Si definisce “un’anima vintage in una pelle moderna”, e i suoi lavori sono attraversati da quella che lui chiama “malinconia felice”.
Compone al pianoforte da quando era piccolo, ma sono state la scrittura e le immagini il suo primo orientamento. Nel 2021 arriva secondo ai Giovani Leoni, il premio italiano legato ai Cannes Young Lions nella categoria Film. Nel 2022 pubblica il suo primo romanzo Zona Franca, poi collabora con Feltrinelli Scuola e, nel 2024, pubblica i suoi primi singoli come Sala d’aspetto, Paolo e Quelli difficili.
La sua ricerca unisce il cantautorato e il rap-spoken a un indie alt pop con la costante presenza di elementi classici.
Nel suo primo EP, in uscita nella primavera 2026, si sentirà per la prima volta l’incontro con
un mondo produttivo più stratificato, etereo e cinematografico.
Da agosto 2025 si esibisce voce e piano ogni due mesi nel suo laboratorio di Varese, costruendo un rapporto reale con il territorio, in una forma più umana e meno algoritmica
rispetto ai social. Come ama dire: “Ho bisogno di creare un luogo tutto mio, e forse di offrirne uno agli altri”.
La primavera del 2026 vedrà l’uscita del suo primo EP.
Le sue canzoni sono il suo modo di orientarsi, sopravvivere e dare spazio a ciò che spesso non viene detto.