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Voci distorte e dilatate come risucchiate dall’orizzonte degli eventi di un buco nero, rumorismo claustrofobico, strumenti e campionatori usati come giocattoli, fraseggio ipnotico e ossessivo.
Sono gli elementi che caratterizzano i brani “Tre Parole” e “Samo“, due nuovi singoli del rapper di Parma Deepho che anticipano l’album di prossima uscita per peermusic Italy. Una doppia release, il 20 maggio su tutte le piattaforme digitali, che segue il precedente singolo, l’allucinata traccia Dita Cotte.

Prodotta da Underwater, “Tre Parole” è la seconda traccia del disco registrata in quarantena. “Per fare un quadro della situazione: io alle 14.30 del pomeriggio ubriaco che urlo dentro un ventilatore acceso, posizionato tra me e il microfono, cercando di riprodurre l’effetto elica nella voce. Son finito per innamorarmi della rec che è uscita fuori e, sfidando ogni legge del sound design, l’ho inserita nel disco” commenta Matteo Di Felice, vero nome di Deepho. Che poi nel brano canta: “Sto con Solecuore / dammi Tre Parole / siamo l’avanguardia / oppure due coglioni penso due coglioni”. In sintesi: senso dell’avanguardia connaturato e consapevole ma senza prendersi troppo sul serio.
Deepho sembra giocare in modo compulsivo con i suoni e le parole, atto creativo di ribellione all’asfissia da lockdown ma anche – anzi, soprattutto – al grigiore quotidiano della normale vita pre-pandemica. “Tutto quanto ormai non mi impressiona / c’ho la gola rossa come le lenzuola” oppure “teste vuote nel mare galleggiano, che qua la vita è un compromesso scegli il termine” rappa in “Tre Parole”, brano musicalmente sporco e per niente fighetto, da controcultura di un tempo.

“Samo”, poi, è una danza caotica di rumori scomposti e percussioni sghembe in cui emergono, anche qui, frammenti di sdegno nei confronti di un sistema che tritura tutto in nome del profitto e lanciando anche qualche stoccata, come da tradizione, verso i “colleghi”, replicanti conformisti, integrati e funzionali. 
Prodotta da Michael Mills, nasce dalla visione di alcune video interviste del primo Jean Michel Basquiat, prima che diventasse artista pop da galleria, quando ancora, nello stesso periodo di Keith Haring, si dilettava a taggare i treni e i vagoni della metropolitana di Brooklyn proprio con la tag SAMO, semi-acronimo di SAMe Old Shit. Sembra quasi il desiderio di un ideale ritorno alle origini di un mondo, quello dell’hip hop e della street art, ma con una sensibilità sonora tutta contemporanea.

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