Delilah Holliday torna con un lavoro ambizioso e senza compromessi. In arrivo il 28 agosto, ‘Fat Cat’, è un concept album new wave di recession-pop che indaga il dolore, la disuguaglianza sistemica e la sopravvivenza spirituale nell’era del capitalismo avanzato.

Segnando un momento significativo nella sua evoluzione artistica, ‘Fat Cat’ vede Delilah spingere il suo sound oltre i limiti, senza mai sacrificare la vena sperimentale, l’attitudine DIY e la profondità emotiva che l’hanno contraddistinta sin dai tempi della punk band Skinny Girl Diet.

‘Fat Cat’ è stato scritto durante un periodo di profondo dolore, costellato da una sequenza di perdite avvenute in un brevissimo lasso di tempo nella vita dell’artista: la morte dello zio Simon –  guida e supporto fondamentale per la formazione artistica e personale di Delilah – la nonna – una formidabile matriarca emigrata nel Regno Unito dalla Giamaica, durante la generazione Windrush – e un’interruzione involontaria della gravidanza. “Invece di lasciare che il dolore mi annientasse, l’ho trasformato in Fat Cat” afferma Delilah Holliday.

Musicalmente, l’album contiene le qualità oniriche ed evocative dei suoi lavori precedenti, mentre si spinge verso una struttura pop più raffinata dove elettronica downtempo, sonorità trip-hop ed un hyper-pop frammentato oscillano tra stati di disorientamento e chiarezza. Nel disco si trovano le collaborazioni di Raphael Ninot (Raph) come partner creativo e Liam Howe alla produzione.

Ad anticipare ‘Fat Cat’, il singolo ‘Formless’, un brano dove si percepisce un completo senso di collasso dell’identità, dalla totale mancanza di controllo all’accettazione della perdita, fino al risveglio spirituale. Costruito attorno al ritornello paradossale “sono tutto e non sono niente”, ‘Formless’ cattura l’effetto destabilizzante che queste sensazioni hanno sul sé, la morte dell’ego. La produzione appare volutamente eterea, “uno stato sonoro di disintegrazione psicologica e spirituale, che introduce l’incapacità di controllare le strutture di potere esterne contrapposte al bisogno interiore di trovare un significato” conclude Delilah.