Dopo il romanzo Ti ho vista ieri e il lavoro teatrale accanto a Marco Paolini, Patrizia Laquidara pubblica il 29 maggio la seconda parte di “Flòrula“, un progetto discografico che nasce dal bisogno di ritrovare nella canzone una casa viva: uno spazio in cui la storia personale smette di essere biografia e diventa racconto condiviso.
“Flòrula” è un album che intreccia scrittura cantautorale, elettronica e coralità per dare forma a un ecosistema umano fatto di voci, memorie e relazioni. Il titolo, tratto dal lessico botanico, indica l’insieme delle specie che abitano un territorio e diventa qui metafora di un mondo emotivo e collettivo composto da presenze minute e resistenti, in cui nulla è isolato e tutto dialoga.
Se la prima parte era un invito a rallentare e restare, questa nuova sezione aggiunge paesaggi e traiettorie, aprendo lo sguardo verso nuove possibilità narrative e sonore.
Le canzoni nascono dai personaggi e dalle storie del romanzo Ti ho vista ieri e si muovono tra infanzia, memorie familiari, viaggi e un’Italia condivisa, per poi allargarsi a un’idea di comunità inclusiva, in cui nessuno deve essere escluso. Raccontare cantando diventa così un gesto necessario: Laquidara si afferma come una cantastorie contemporanea, capace di abitare il confine tra tradizione e presente.
Prodotto artisticamente insieme a Edoardo Piccolo, “Flòrula” sviluppa un suono essenziale e vitale: un’elettronica “organica” in cui la scrittura cantautorale incontra sonorità rituali e corali. La voce è al centro, ora fragile e intima, ora capace di farsi inno collettivo.

«Flòrula, nasce dal mio romanzo “Ti ho vista ieri” e dal bisogno di tornare alla musica come a una casa viva, un luogo in cui la storia personale smette di essere biografia e diventa spazio condiviso. Raccontare cantando dunque, come una cantastorie contemporanea, cercando un modo mio di farlo. Dentro ci sono l’infanzia come spazio originario e inesauribile, storie familiari e memorie condivise, ma soprattutto uno sguardo che si allarga verso un’idea di comunità e di mondo in cui nessuno deve essere escluso. Insieme a Edoardo Piccolo ho cercato un suono essenziale e vitale, un’elettronica “organica”, dove la scrittura cantautorale incontra sonorità rituali e corali: a volte il canto diventa inno, altre resta fragile. Il titolo “Flòrula” viene dalla botanica e indica l’insieme delle specie che abitano un territorio. Per me è l’immagine di un ecosistema umano ed emotivo fatto di presenze minute e resistenti, in cui nulla è isolato e tutto dialoga. Il progetto si compone di due parti: se la prima parte era un invito a rallentare e restare, la seconda aggiunge nuovi paesaggi e nuove traiettorie. È lo stesso racconto che continua, si espande, cambia luce: “Alicudi” diventa un’isola reale e immaginata che guarda avanti e apre uno spazio luminoso e in movimento introducendo una dimensione più leggera e una scrittura più immediata “La ragazza della 127” trasforma il viaggio in memoria collettiva, dove il Sud diventa una condizione universale; “Ti saluto con la mano” nasce da un gesto semplice e visivo: il saluto fatto con la mano, quello informale che si fa da bambini dal finestrino posteriore di un’auto in corsa, tra gioco e scoperta, quello timido degli adulti quando si lascia andare qualcosa o qualcuno. Un brano cantato in coppia con il rapper El Coco, nipote della Laquidara e qui anche co-autore del testo, che racconta l’incontro tra due generazioni che affrontano insieme lo stesso viaggio e che chiude idealmente un cerchio genealogico, che si apre nel primo brano dell’album e si compie nell’ultimo: dalla trisavola alle nuove generazioni, senza retorica, come un passaggio naturale. Tre brani che attraversano il viaggio come gesto reale e simbolico, interiore prima ancora che geografico: un movimento che ha il ritmo dell’estate e del sud, ma che non appartiene a un tempo leggero o di superficie, ma a uno più profondo, che ritorna, trasforma e si trasforma.»
“Flòrula” è un disco che sceglie il tempo lungo dell’ascolto. Un organismo vivo che invita ad abitare uno spazio comune, dove le storie individuali diventano parte di un paesaggio condiviso.
Patrizia Laquidara è cantautrice e scrittrice. Siciliana di nascita e veneta d’adozione, ha costruito nel tempo un percorso artistico personale e riconoscibile, muovendosi in una zona di confine tra canzone d’autore, poesia, ricerca sonora e performance. La sua voce e la sua scrittura, spesso definite dalla critica visionarie e magnetiche, uniscono profondità emotiva e libertà espressiva, dando forma a un racconto che non si limita a interpretare le storie, ma le abita. Negli anni ha pubblicato album centrali per la canzone d’autrice italiana come Indirizzo portoghese, Funambola, Il canto dell’anguana e C’è qui qualcosa che ti riguarda, prodotto da Alfonso Santimone. Un percorso premiato da riconoscimenti come il Premio Città di Recanati e il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2003, e sostenuto da un’intensa attività live in Italia e all’estero. La sua scrittura musicale ha una forte impronta letteraria ma resta sempre corporea e presente, attraversata da temi come identità, memoria, desiderio, viaggio e trasformazione. Un linguaggio che mescola tradizione e contemporaneità, suggestioni popolari, elettronica e sperimentazione sonora, in un equilibrio costante tra rigore e libertà. Accanto alla musica, Laquidara ha portato il proprio lavoro in dialogo con il teatro e la parola: dal 2023 collabora con Marco Paolini, debuttando al Teatro Strehler di Milano nello spettacolo Boomers come interprete e autrice delle musiche originali, seguito da una lunga tournée e dai successivi progetti Mar de Molada e Bestiario Idrico. Ha inoltre composto Noite Luar per il film Manuale d’amore di Giovanni Veronesi, candidata al David di Donatello come miglior canzone originale. Parallelamente alla musica, ha ampliato il proprio linguaggio nella letteratura con il romanzo “Ti ho vista ieri”, vincitore di importanti premi letterari letterari e sarà in uscita nel 2026 una sua raccolta di poesie. Proprio da questo romanzo, nasce il suo nuovo progetto discografico, Flòrula, prodotto artisticamente insieme al musicista e arrangiatore Edoardo Piccolo. Un lavoro che tiene insieme radici e futuro, intimità e apertura, confermando Laquidara come una cantastorie contemporanea capace di attraversare i linguaggi senza separarli.