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La musica come strumento terapeutico, capace di superare il tradizionale ruolo di colonna sonora della nostra quotidianità. Nasce da questa premessa un interessante progetto multidisciplinare su cui sta lavorando il Centro IRCCS “Don Gnocchi” di Milano, con l’idea di potersi rivolgere a un ampio spettro di potenziali utenti: dagli anziani ospiti delle RSA, a persone in stato vegetativo o di minima coscienza, fino a minori e adulti con differenti quadri diagnostici, per arrivare a portatori di deficit severi sul piano motorio, cognitivo-linguistico o relazionale.

«La musica e più in generale i suoni, in particolare la voce umana – spiega Gianni Gandini, musicoterapeuta della Fondazione Don Gnocchi e ideatore del progetto – hanno lo straordinario potere di produrre reazioni emotive: una particolare canzone, il ritmo dei tamburi per una contrada, il suono delle campane, la voce di un parente caro, possono modificare piuttosto rapidamente la nostra condizione psicofisica. Il nostro promettente cammino di ricerca sta muovendo i primi passi da qui».

Nello specifico, oltre agli stimoli acustici, legati alla percezione da parte del sistema uditivo di ogni singola persona, numerosi terapisti hanno cominciato a sperimentare trattamenti che prevedono l’utilizzo di vibrazioni meccaniche a bassa frequenza, trasferite al paziente attraverso il contatto diretto con alcune parti del corpo, attraverso opportuni trasduttori che sono in grado di generare tali vibrazioni.
«Questi trattamenti, detti vibroacustici – prosegue Paolo Meriggi, Responsabile del Laboratorio di Integrazione Tecnologie Biomediche della Fondazione Don Gnocchi, che sta supportando lo sviluppo del progetto dal punto di vista tecnologico – sono stati oggetto di sperimentazioni dapprima in Nord Europa e gradualmente nel resto del mondo, portando a diversi studi e ricerche scientifiche. I risultati, anche se molto eterogenei e su numeri limitati, hanno dimostrato in diversi casi benefici interessanti nell’uso di questo tipo di trattamenti su persone con deficit motori, cardiocircolatori, con patologie cerebrali e sembrerebbe anche su malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson».

Da tutte queste considerazioni nasce l’idea progettuale della Fondazione Don Gnocchi di esplorare in maniera scientifica e quantitativa l’utilizzo combinato dei suoni, della musica e della vibroacustica: «Noi abbiamo pensato di offrire ai pazienti, attraverso programmi personalizzati – sottolinea Gandini – opportuni mix di stimoli uditivi e vibrazionali, con specifici obiettivi terapeutici, quali il rilassamento, il potenziamento dell’attenzione, possibili effetti antalgici o di miglioramento delle performance motorie. Inoltre, considerando la rilevanza e la valenza emotiva della musica nell’esperienza di ciascuno, è importante una scelta accurata e personalizzata della parte sonora, con l’utilizzo di musiche selezionate o appositamente composte, arrangiate e registrate per l’intervento. Questo verrà realizzato grazie ad una collaborazione creativa di musicisti, compositori, ed altri professionisti del settore».

Partendo da un accurato studio della letteratura scientifica e dalla raccolta sistematica delle esperienze sul campo, il progetto si articolerà in una prima fase esplorativa, con la messa a punto dei protocolli clinici sperimentali e del set-up tecnologico da utilizzare. Si passerà quindi alla vera e propria attività di investigazione clinica, volta a misurare gli effetti degli interventi sulle differenti tipologie di pazienti che verranno selezionate.

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