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Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe, sabato 18 giugno esce “The Black Shoes”, progetto discografico del duo formato dalla flautista salentina Giorgia Santoro e dal batterista siciliano Francesco Cusa. Entrambi si dedicano da anni alla musica improvvisata, alla continua ricerca di un linguaggio nuovo, puro e irriverente al tempo stesso. Nell’armonica alternanza dello Yin e dello Yang, la musica svela i suoi lati opposti, contraddittori, plasmando un linguaggio sempre nuovo, profondo come le radici ma con lo sguardo verso il cielo. Le diciassette composizioni del disco saranno presentate ufficialmente proprio nel giorno dell’uscita sabato 18 giugno all’Art&Lab Lu Mbroia di Corigliano d’Otranto.
«“The Black Shoes” sono le scarpe del musicista, nere e consumate. Ma nell’idea di Giorgia Santoro e Francesco Cusa, in queste si ritrovano le radici dell’uomo che, attraverso la musica, tende verso il cielo», scrive nelle note di copertina il pianista, giornalista e critico musicale Davide Ielmini. «Seguendo i passi che portano alla lotta per la conquista, in questo disco tutto si muove tra l’alto e il basso, tra le superfici e le profondità. Così, se la batteria rappresenta la gravità della Terra, i flauti sono i germogli la cui linfa scorre fluidamente su rivoli di sedicesimi approdando ora a misteriosa leggerezza, ora a tenebrosa descrizione dei fondali, ora alla celebrazione di antichi rituali. Diciassette, stuzzichevoli miniature ispirat e, forse, dalla stessa fonte poetica a cui si rivolse Sergej Prokofiev per la scrittura della raccolta “Vision Fugitives”. “In ogni visione fuggitiva io vedo dei mondi/Pieni di giochi mutevoli e iridati”, scriveva il simbolista Konstatin Bal’mont. E di visioni fuggitive tratta questo disco dai risvolti naturalistici, dove gli schizzi sonori somigliano a cristalli, a foglie, a sassi o a nuvole», prosegue Ielmini. «Quell’esistente nel quale Santoro e Cusa racchiudono l’eternità dell’ignoto e la bellezza vergine di ciò che non si può dominare: gli abissi, la sabbia, la tempesta. Ma anche l’umanità che si confronta con il suo doppio, con i suoi dubbi sull’eternità e le paure futuriste e il suo bisogno di recuperare i segni di arcaiche civiltà. Con una musica che, per raggiungere le vette della beatitudine, non dimentica la fisicità dei gesti: da una parte i respiri e i soffi calibrati ed effettistici di Giorgia, dall’altra le carezze e i colpi secchi di Francesco. Improvvisazioni totali, che si affidano al gioco della brevità, per generare una tensione magnetica nella quale si riscopre anche il gusto dell’apparizione tematica: qualcosa che sembra accadere senza premeditazione, ma che lascia una lunga traccia di complicità. È l’idea sempre viva dell’improvvisazione come composizione istantanea e, secondo Arnold Schoenberg, della composizione come «improvvisazione rallentata». Nella quale Giorgia e Francesco immergono anche “Un joueur de flute berce les ruines” di Francis Poulenc: suonata, forse, con gli occhi rivolti al cielo».
Batterista, compositore, scrittore, Francesco Cusa è nato a Catania nel 1966. In traprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria seguendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Nel 1994 si laurea al Dams di Bologna. Qui collabora con Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu e fonda prima il collettivo “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni, successivamente con Paolo Sorge e Carlo Natoli dà via al progetto artistico “Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologia e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performer. Il suo percorso artistico lo ha portato a suonare in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Tra i suoi progetti da segnalare FCT Trio, Francesco Cusa & The Assassins, Naked Musicians, Solomovie, Wet Cats, Mancusa, Frank Sinapsi, The Machine e lo spettacolo musical-teatrale “K & Spada”, in duo batteria e voce insieme all’attore e regista Giuseppe Carbone. Il suo Naked Musicians è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti , Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Reggio Calabria. La sua voce è presente nel “Dizionario del Jazz Italiano” a cura di Flavio Caprera.
Giorgia Santoro si è diplomata in Flauto Traverso al Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce e in Musica Jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli. Si è inoltre specializzata in Ottavino al Conservatorio “Francesco Morlacchi” di Perugia e, sempre a Monopoli, in Didattica dello strumento. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento di strumento e composizione jazz in Italia e all’estero con, tra gli altri, Angelo Persichilli, Monica Berni, Antonio Amenduni, Gabriele Gallotta, Nicola Mazzanti, Giuseppe Contaldo, Giorgio Gaslini, Nicola Stilo, Sante Palumbo, Stefano Battaglia, Paolo Damiani, Maurizio Giammarco, Butch Morris, Joelle Leandre, Marcus Stockhausen, Eugenio Colombo, William Parker, Kent Carter, Steve Potts, Greg Burk. Ha vinto numerosi prestigiosi concorsi nazionali e internazionali. Ha ricevuto le borse di studio per il Berklee College of Music, il Master Jazz tenuto dal M° Giorgio Gaslini e per il corso di Improvvisazione guidato dal M° Butch Morris al Roccella Jonica Jazz Festival. Ha lavorato con molti compositori italiani e internazionali come Giorgio Gaslini, Alessandro Solbiati,  Marco Betta, Michele Dall’ongaro, Raffaele Bellafronte, Salvatore Sciarrino, Luis De Pablo, Kaija Saariaho, Emanuele Casale, Francesco Filidei, Sylvano Bussotti, Karola Oberműller, Curt Cacioppo, Ivan Fedele, David Lang, Gianni Francia, Geoffroy Drouin, Giovanni Tamborrino. È stata scelta dal regista Ferzan Ozpetek per girare alcune scene del film “Mine vaganti”; ha registrato la colonna sonora del film “Nu ovomondo” di Emanuele Crialese e del film “Balkan Bazar” di Edmond Budina. Si esibisce spesso in concerti in Italia e all’estero come solista, in orchestre e in vari gruppi da camera. È promotrice dei progetti “Tran(ce)formation Quartet”, “Déjà vu”, “Flatus Vocis”, “Dream Notes” e “Cometogether”, “La Cantiga de la Serena”. Attualmente è docente di flauto presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e direttrice artistica dei festival “Il Cammino Celeste” e “Strade di sabbia” e della rassegna “Tutti solo”.

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