Acclamato singer-songwriter, wrabel continua la sua nuova ed audace evoluzione creativa con ‘up above’, il terzo album in arrivo il 13 febbraio, una contraddizione in cui la bellezza si trova nella devastazione e la chiarezza nel caos. Traendo un’improbabile ispirazione da ‘Nuclear War: A Scenario’ della giornalista investigativa Annie Jacobsen, l’album si affida a immagini surreali ed ultraterrene per riflettere sulla natura fugace della vita e sui paesaggi emotivi che la attraversano. “Se rimuovi tutto e guardi solo un’immagine, ti accorgi che c’è qualcosa lì. C’è bellezza in questa natura ultraterrena?” si chiede wrabel.
Durante tutto il processo di scrittura e produzione, l’artista si è trovato attratto da temi quali la resa, della contemplazione e della surrealtà di così tante cose intorno a noi. Il tono non è cupo ma meditativo, cinematografico, emotivamente vasto, una tenera ammirazione per l’umanità. “Non sono in uno spazio oscuro, ma sono affascinato dal buio, mi piace guardarlo dalla luce” afferma sicuro wrabel.
Dopo il successo commerciale ed artistico, la sua popolarità è esplosa con ‘The Village’, un inno catartico e straziante per i diritti transgender, tuttora in voga ad otto anni dalla sua pubblicazione. “Non c’è stato un solo giorno in cui non abbia ricevuto almeno un messaggio che diceva di aver sentito la canzone per la prima volta e di aver condiviso la sua storia o i suoi sentimenti” afferma wrabel, che ha accumulato oltre 4 miliardi di streaming complessivi come artista, autore e produttore. “E mi spezza il cuore vedere quanto questo brano sia ancora attuale, perché è stato scritto con una chiara intenzione e con un’impronta temporale così specifica”.
Se in ‘Based On A True Story’ wrabel ha messo a nudo la sua vita, in ‘up above’ il musicista si orienta verso costruzioni di mondi ricchi di texture e di immagini, una sorta di accettazione radicale carica di molta speranza.
“In pratica, sono sprofondato in questo K-hole di Annie Jacobs” spiega. “Avevo intenzione di chiamare l’album Greener, e doveva essere un disco d’amore. Poi tutto ha iniziato a ricontestualizzarsi con quel libro”. L’etera traccia ‘greener’ è rimasta una ninna nanna sull’accettazione della bontà, ispirata dal trovarsi in una bellissima relazione mai sperimentata prima.
Ma, dopo aver letto il libro di Jacobsen, il punto di vista di wrabel è cambiato. “La questione se l’erba del vicino sia più verde non ha importanza, perché quando vengono sganciate le bombe nucleari, anche l’erba del vicino non c’è più”. Per quanto inquietante possa sembrare, distilla il sentimento in un’esperienza di vita presente, intrecciata anche nel tranquillo singolo ‘future’, che parla di guardare avanti e verso l’alto.
‘up above’ è nato come un vero e proprio progetto solista, scritto da wrabel nella solitudine del suo salotto, e solo successivamente l’artista ha portato quelle musiche al suo caro amico e co-produttore, Austin Ward ed al produttore Damien Taylor.
“Damien diceva: ‘è il mio lavoro fare il disco che vuoi fare. Ti prendo per le caviglie, ti giro a testa in giù e ti svuoto le tasche a ogni singola canzone” racconta wrabel. “Inizialmente il processo mi ha scosso fino al midollo, ho pianto, ho passato notti insonni”. Alla fine il processo iterativo ha costretto l’artista a guidare con intenzione, capire l’identità di ogni traccia e il suo significato più alto.
“Ho semplicemente imparato a seguire la corrente” dichiara wrabel. La title-track è probabilmente il suo più grande risultato narrativo e un omaggio alla concezione di Nuclear War data a questo album, un’osservazione della bellezza terrena in volo sopra la civiltà.
Con ‘up above’ wrabel alza il sipario su un progetto che abbraccia contraddizione, surrealismo ed accettazione radicale, con empatia, vulnerabilità e meraviglia.





